Religio et Fides - 08 novembre 2026, 06:03

Vital energy, 2016 - Maria Saggese (1992)

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Maria Saggese - Vital energy 2016

Maria Saggese - Vital energy 2016

Gesù racconta una parabola dove vi sono dieci vergini: ognuna possiede una lampada, ma soltanto cinque hanno l’accortezza di procurarsi l’olio per accenderla. Vi sono diverse interpretazioni di questo racconto; la lettura che desidero dare è la seguente: la lampada può simboleggiare l’anima. Tutti ne possediamo una, come ricordavo domenica scorsa: è un dono di Dio prezioso che dobbiamo innanzitutto riconoscere di possedere e poi custodire e valorizzare. L’anima c’è, ma può essere spenta o accesa e dipende da noi e da nessun altro. In questo senso va letta la reazione delle cinque vergini sagge, che non vogliono e non possono dare l’olio alle altre.

Siamo freschi della celebrazione di tutti i santi e si può affermare che la santità abbia a che fare con l’anima: consiste nel saperla mantenere bella, non perfetta, ma accesa, che significa salvaguardare e valorizzare questa bellezza che possediamo, esattamente così come si fa con i beni artistici, culturali ed ambientali. Il primo rischio è ignorare tale dono, perché siamo spesso rivolti all’esteriorità e a ciò che è destinato a deteriorarsi e a sparire. È assurdo: ci prendiamo cura di tutto, meno che dell’unica parte di noi che durerà in eterno! Proprio come ci ricordano queste parole di san Carlo Acutis: «Perché gli uomini si preoccupano tanto della bellezza del proprio corpo e poi non si preoccupano della bellezza della propria anima?».

Poniamoci alcune domande: credo di avere un’anima che è bellezza che mi abita? Sovente nutriamo una bassa stima di noi stessi perché basiamo il nostro valore su aspetti puramente esteriori e fugaci. Come accorgerci che possediamo questo dono divino? Imparando a fermarci di tanto in tanto, trovando momenti di silenzio, frequentando situazioni che consentono di venire a contatto con la bellezza che ci rimanda a quella che ci abita.

Se riconosco di possedere un’anima, devo prendermene cura: infatti, dal suo stato di salute dipende la qualità della vita terrena e ciò che sarò nell’aldilà? Anche Hitler era dotato di un’anima bella, ma, in base a come si vive, questo splendore può risaltare oppure adombrarsi e corrompersi, con tutte le conseguenze che ne derivano per sé stessi e per gli altri. L’anima, perciò, come per le lampade delle cinque vergini stolte, può smarrire la sua lucentezza.

Come la si mantiene accesa? Restando sovente a contatto con Dio, così come evocato dal Salmo 62: l’anima è ciò che ci consente di sintonizzarci con il divino e di goderne tutti i benefici che ne derivano. In concreto, è pregare ogni giorno perché ci fa bene, è coltivare la vita spirituale attraverso molteplici vie.

L’anima poi rimane luminosa se uso correttamente il mio tempo, se ascolto, leggo, guardo ciò che mi fa del bene, che mi sospinge a buoni valori, se so coltivare una sana curiosità, interessi edificanti, relazioni positive. Ma non basta: occorre che tale bellezza che possiedo venga espressa, messa in gioco, in campo, e questo si traduce nell’amore verso il prossimo, nell’impegnarmi con passione nel lavoro che svolgo, nel lasciare un buon segno di me là dove vivo.

Maria Saggese (1992) è una fotografa leader nella light painting, è pitturare usando la luce: un procedimento che si svolge al buio, lasciando aperto l’otturatore della macchina fotografica e utilizzando una fonte luminosa come fosse un pennello. Racconta l’artista: «Mi sono avvicinata a questa tecnica per un compito assegnatomi all’Accademia. È stato un vero e proprio colpo di fulmine, mi ha aperto gli occhi su ciò che voglio veramente: cercare la mia luce interiore. La mia e quella delle persone che fotografo, rendendo visibile l’invisibile».

Come nel caso di Vital energy del 2016, dove dalla doppia silhouette di una modella emerge un bagliore energico.

Tutti possediamo l’anima, una bellezza luminosa e viva che Dio ci ha donato e che dobbiamo imparare a riconoscere, custodire e valorizzare.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica a un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

 Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica, ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui. Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare, senza ombra di dubbio, che tutta l’arte è sacra. È un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film, ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore. Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso, ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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