Le iniziative contro la nuova legge elettorale muovono passi concreti; al Tribunale ordinario di Torino è già stato depositato un ricorso e l’udienza è fissata per il 18 dicembre davanti al giudice Guglielmo Rende. Attraverso un’azione civile di accertamento del diritto di voto, i ricorrenti chiedono che il magistrato sottoponga alla Corte costituzionale i dubbi di legittimità della riforma, ritenuta lesiva dei principi di rappresentanza e di uguaglianza del voto. Su questa strada si prepara ora a muoversi anche un gruppo di ex parlamentari autonomisti valdostani, tra cui Luciano Caveri (foto in basso), che giovedì 12 novembre presenterà ad Aosta un’iniziativa per contestare la riforma, aggiungendo alle obiezioni nazionali la difesa della specificità elettorale della Valle.
Il precedente torinese è già indicato nel calendario pubblicato dall’associazione Voto LibEguale; il ricorso relativo a Piemonte e Valle d’Aosta risulta depositato il 25 ottobre, con la prima udienza il 18 dicembre prossimo. L’iniziativa rientra nella mobilitazione della Rete per un voto libero e uguale, che ha promosso azioni giudiziarie in numerosi tribunali italiani contro la legge 9 ottobre 2026, n. 180, conosciuta come Stabilicum e ribattezzata dalle opposizioni Melonellum.
Gli ex parlamentari valdostani si inseriscono dunque in una contestazione già avviata, portando un ulteriore argomento, ovvero la presunta violazione dell’articolo 47 dello Statuto speciale, che individua la Valle d’Aosta come circoscrizione elettorale unica. Agiranno nella veste di cittadini elettori e, secondo quanto riferito dall’Ansa, il loro ricorso comprenderà sia le censure generali alla riforma, tra cui quelle sul premio di governabilità, sia le questioni specificamente valdostane.
Il punto controverso riguarda il conteggio dei voti espressi nel collegio uninominale regionale anche nei risultati nazionali delle liste e nell’eventuale attribuzione del premio di governabilità. Secondo i promotori, questo meccanismo comprometterebbe la tutela statutaria della circoscrizione valdostana, facendo concorrere le scelte degli elettori della regione all’elezione di candidati esterni al proprio collegio. È una tesi sulla quale viene chiesto un vaglio di costituzionalità, attraverso il passaggio davanti al giudice ordinario.
La prospettiva del ricorso ha già provocato un confronto politico in Consiglio Valle, durante la seduta di giovedì 5 novembre che ha portato all’elezione di Aurelio Marguerettaz alla presidenza della Regione. A sollevare il tema è stato Alberto Zucchi, aprendo uno scambio con il capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, nel quale è intervenuto anche il nuovo Presidente.
Marguerettaz ha difeso le ragioni della contestazione, richiamando il voto contrario del deputato Franco Manes e le obiezioni da lui esposte in Parlamento: il ragionamento del presidente si concentra sulle conseguenze del voto valdostano, con il nuovo sistema, ha sostenuto, contribuirebbe a eleggere anche persone che gli elettori non trovano indicate sulla propria scheda.
La vicenda apre così un fronte di confronto nella maggioranza regionale, della quale fa parte Forza Italia, sostenitrice della riforma a Roma. La difesa dello Statuto invocata dagli autonomisti si intreccia con una legge approvata dal centrodestra nazionale, rendendo il ricorso anche un banco di prova politico per i nuovi equilibri di governo. Giovedì 12 novembre saranno illustrati promotori, contenuti e modalità dell’iniziativa valdostana. Il percorso nazionale, intanto, è già in movimento; a Torino il primo appuntamento giudiziario è fissato, mentre gli ex parlamentari autonomisti si preparano ad affiancare alla contestazione generale della riforma quella sulla tutela del voto della Valle d’Aosta.




