Cronaca - 03 novembre 2026, 07:48

Carcere di Brissogne, manca metà del personale civile previsto

Anche la Polizia penitenziaria lavora con numeri inferiori a quelli necessari; gli agenti in servizio sono 118 su 149, con una scopertura del 20,8 per cento

Carcere di Brissogne, manca metà del personale civile previsto

Nove dipendenti civili in servizio su diciotto previsti, 31 agenti di Polizia penitenziaria in meno rispetto all’organico e un’assistenza infermieristica attraversata da difficoltà che hanno portato, il 2 novembre, alla proclamazione dello stato di agitazione. Nel carcere di Brissogne, unico istituto penitenziario della Valle d’Aosta, l’emergenza del personale interessa più settori e si accompagna a una crescita della popolazione detenuta.

A descrivere il quadro sono i dati ministeriali raccolti ed elaborati da Ottorighe, servizio d'informazione italiano indipendente dedicato alla sintesi e all'approfondimento della Giustizia in Italia. Per il personale civile, le schede di trasparenza del ministero della Giustizia aggiornate al 31 agosto scorso indicano una scopertura del 50 per cento, contro il 15 per cento nazionale; una distanza che diventa ancora più marcata considerando il solo personale amministrativo e contabile, con sette persone presenti sui quindici posti previsti e una carenza del 53,3 per cento, a fronte del 16,7 per cento italiano. Sono invece due su tre i funzionari giuridico-pedagogici, gli educatori chiamati a seguire i percorsi trattamentali e di reinserimento; a Brissogne il rapporto è di uno ogni 78 detenuti, mentre a livello nazionale è di uno ogni 72.

Anche la Polizia penitenziaria lavora con numeri inferiori a quelli previsti; gli agenti in servizio sono 118 su 149, con una scopertura del 20,8 per cento, superiore al dato nazionale del 15,9 per cento; mancano dunque 31 unità in un istituto dove le difficoltà operative e le condizioni di sicurezza sono da tempo al centro delle denunce sindacali.

Su questo quadro si innesta la vertenza degli infermieri, le cui condizioni di lavoro erano state portate all’attenzione da Laprimalinea già un mese fa. Il servizio è affidato in appalto a una cooperativa, la CM Service, in attesa della nuova gara con cui l’Azienda Usl della Valle d’Aosta, competente per la sanità penitenziaria, rinnoverà l’assistenza. Lo stato di agitazione apre quindi una fase delicata per un’attività che richiede continuità nella copertura dei turni e nell’erogazione delle cure.

Il 2 novembre è coinciso anche con il cambio alla guida sanitaria dell’istituto; dopo le dimissioni del precedente direttore, è entrato in servizio il nuovo responsabile nominato dall’Usl. La tenuta dell’assistenza riguarda tanto le persone detenute quanto chi lavora nel carcere; ritardi nelle visite, difficoltà nell’accesso alle cure o interruzioni delle terapie possono aggravare condizioni di sofferenza e alimentare tensioni, con ricadute sulla gestione quotidiana dell’intera struttura. La sanità e gli organici dell’amministrazione penitenziaria fanno capo a responsabilità differenti, ma le loro criticità finiscono per pesare sullo stesso ambiente.

I dati di settembre 2026 indicano 156 persone detenute, 22 in più rispetto allo stesso mese del 2025, con un aumento del 16,4 per cento. I posti realmente disponibili sono 171, dieci in meno rispetto ai 181 dichiarati, a causa delle indisponibilità: il tasso di affollamento effettivo si attesta così al 91,2 per cento.

La Casa circondariale di Brissogne resta quindi al di sotto della capienza disponibile, ma questo dato, da solo, non basta a descrivere le condizioni dell’istituto; la crescita delle presenze si confronta con organici incompleti, uffici amministrativi ridotti a meno della metà del personale previsto e una vertenza infermieristica che riporta al centro il diritto alla salute e le condizioni di chi deve garantirlo.

pa.ga.

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