Religio et Fides - 25 ottobre 2026, 06:03

'Melagrana' (1885), George Henry Hall (1825-1913)

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Amedeo Modigliani - La sposa e lo sposo 1915-1916

Amedeo Modigliani - La sposa e lo sposo 1915-1916

Gesù è ancora messo alla prova, i suoi nemici non si arrendono, l’obiettivo è metterlo in difficoltà per screditarlo agli occhi della gente che sembra affascinata da quel Maestro e così i farisei gli mandano un pezzo grosso, una persona molto preparata, un dottore della Legge che gli pone una domanda per tentarlo, verbo che appartiene alla sfera del demonio e questo a rivelare che anche tra coloro che si definivano pii e religiosi serpeggiava la malignità. L’uomo gli chiede quale sia il più grande comandamento, non perché non lo sappia ma per provocarlo.

Per le autorità religiose del tempo al primo posto vi era l’osservanza del riposo del sabato e ritenevano che rispettarlo equivalesse ad osservare tutta la Legge perciò chi lo trasgrediva commetteva una colpa gravissima a tal punto che era prevista la pena di morte. Gesù invece aveva dimostrato, in più occasioni, di non rispettare quella rigidità normativa in quanto metteva al primo posto la salvezza e l’amore delle persone compiendo guarigioni anche in giorno di sabato. Gesù spiazza ancora una volta i suoi interlocutori offrendoci una meravigliosa sintesi dei dieci comandamenti liberandoli oltretutto da quegli orpelli fatti di cavilli e regole che le autorità religiose avevano aggiunto nel tempo rendendo la vita di fede una vera e propria giungla, infatti vi erano ben 603 precetti per regolare i vari ambiti della vita quotidiana, religiosa e sociale del popolo ebraico, dei quali 248 positivi cioè azioni da compiere (che secondo la tradizione e le conoscenze del tempo corrispondevano al numero delle ossa e degli organi del corpo umano) e 365 negativi (che corrispondevano ai giorni dell’anno) che riguardavano atti da non compiere.

Gesù risponde al dottore della Legge con queste parole: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente, questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. La vera Legge è amare, al cuore di tutto c’è questo! Gesù rivela a quella gente e anche noi il succo di cosa significhi essere credenti.

Per capirci meglio prendiamo un frutto tipico di questa stagione, la melagrana, George Henry Hall (1825-1913) pittore statunitense specializzato in nature morte e paesaggi, nel 1885 ne ha dipinta una mostrandoci l’intensità e la bellezza dei suoi chicchi, che per la precisione si chiamano arilli. Gesù ci conduce oltre la buccia svelandoci che il centro della fede sta nell’amare Dio, sé stessi e gli altri, è tutto qui! Non dico che potremmo archiviare le dieci parole che il Signore consegnò a Mosè sul Sinai ma certamente sono più che sufficienti questi tre punti per esaminarci periodicamente sullo stato della fede e dell’esistenza, non solo anche per fare un’ottima confessione.

Come ricordavo domenica scorsa, le relazioni che dobbiamo curare per condurre una vita armoniosa e bella sono proprio quella con il Signore, con noi stessi e con il prossimo, si tratta di restituire e di conservare il giusto spazio per coltivarle poiché ne va del nostro bene. Dunque chiediamoci: come va con Dio? Non significa gareggiare con il suo amore perché saremmo sempre perdenti ma amarlo consiste nel sintonizzarci spesso con Lui per accogliere l’amore che ha da offrirci e lasciarlo agire in noi e questo avviene individuando modalità e tempi per incontrarlo, per ascoltare la sua Parola, per affidarci e sfogarci con Lui, per celebrarlo, per lasciarci condurre ed ispirare. Come va con me stesso/a? So riconoscere le mie luci ed accettare anche i miei limiti? Ho pazienza con me stesso/a? Dedico tempo per rigenerarmi fisicamente, mentalmente e spiritualmente? Quali sono le abitudini sbagliate che dovrei abbandonare? Cosa mi fa bene e cosa no? Infine come va con le persone con le quali vivo: in famiglia, a scuola, sul lavoro, con gli amici? Riprendendo alcuni spunti che ci giungono dalla prima lettura: come tratto gli altri? Con durezza o con dolcezza? Gesù riporta al centro della fede l’amore che le autorità religiose avevano smarrito del tutto e che a volte anche noi rischiamo di perdere di vista. 

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica a un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

 Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica, ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano, dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui. Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare, senza ombra di dubbio, che tutta l’arte è sacra. È un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film, ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore. Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso, ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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