Si profila una fine d’anno difficile per la Cogne Acciai Speciali-Cas di Aosta, con il rischio di una consistente sospensione dell’attività tra novembre e dicembre. A lanciare l’allarme sono Fim Cisl, Fiom Cgil, Savt e Uilm Valle d’Aosta, dopo l’incontro di oggi, venerdì 16 ottobre, tra direzione aziendale, organizzazioni sindacali e Rappresentanze sindacali unitarie nella sede di Confindustria, convocato per proseguire il confronto sul contratto integrativo. Nella comunicazione ai dipendenti, le quattro sigle prospettano una carenza di lavoro che potrebbe interessare l’intera azienda negli ultimi due mesi del 2026.
A preoccupare è anche la gestione delle eventuali fermate; secondo i sindacati, i margini disponibili per il ricorso agli ammortizzatori sociali sono ormai molto limitati, mentre le soluzioni avanzate dalla direzione comporterebbero un utilizzo di ferie e permessi annui retribuiti giudicato eccessivo dalle rappresentanze dei lavoratori. Le organizzazioni riferiscono di essersi già attivate per cercare alternative e contenere le conseguenze della situazione; il quadro descritto resta quello di un possibile stop produttivo: le informazioni disponibili non consentono di indicare una chiusura continuativa già deliberata per tutti i due mesi.
L’allarme arriva dopo mesi di difficoltà industriali; a gennaio la direttrice generale Monica Pirovano aveva spiegato che nel 2025 gli ordini destinati agli Stati Uniti erano stati cancellati dopo la conferma dei dazi, colpendo un mercato che rappresentava circa il dieci per cento delle esportazioni dell’azienda. Nella stessa occasione aveva richiamato il ricorso alla cassa integrazione e la riduzione dei contratti a tempo determinato.
Anche i conti restituiscono la misura della fase attraversata dal gruppo; il bilancio consolidato 2025 si è chiuso con una perdita netta di circa 60,9 milioni di euro, a fronte di ricavi superiori al miliardo. Un risultato sul quale pesano le difficoltà del mercato siderurgico e la pressione della concorrenza internazionale.
Su questo scenario si innesta la trattativa per il rinnovo dell’integrativo, diventata motivo di tensione dopo la disdetta comunicata dall’azienda a luglio. La direzione aveva successivamente ribadito la volontà di arrivare a un nuovo accordo, rendendosi disponibile a prolungare il negoziato fino al 30 novembre; la questione era approdata anche al ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione della Regione.
Il confronto si trova ora ad affrontare insieme la tutela delle condizioni contrattuali e il rischio di nuove fermate, in una realtà che conta circa 1.200 dipendenti diretti e sostiene anche l’occupazione di numerose imprese dell’indotto valdostano.




