Sarà letta il prossimo 24 novembre, nell'aula 52 del Palazzo di Giustizia 'Bruno Caccia' a Torino, la sentenza della Corte d’Appello nel procedimento sulla presunta corruzione legata alle autorizzazioni per la realizzazione del complesso immobiliare ‘The Stone’ a Breuil-Cervinia, nell’area dell’ex Hotel Fosson. Al termine dell’udienza in rito abbreviato svoltasi oggi, mercoledì 14 ottobre, il collegio giudicante si è riservato la decisione sull’impugnazione presentata dal procuratore capo di Aosta, Luca Ceccanti, contro le assoluzioni pronunciate in primo grado.
Il 23 dicembre 2024 il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Aosta, Davide Paladino, aveva assolto, “perché il fatto non sussiste”, Ezio Colliard, amministratore unico della Vico srl di Hône, il figlio Tiziano e l’architetto Valerio Cappelletti, all’epoca dei fatti membro esperto della commissione edilizia del Comune di Valtournenche.
Nel corso dell’udienza odierna i difensori degli imputati, gli avvocati Corrado Bellora, Andrea Giunti, Giorgio Piazzese e Filippo Vaccino (nella foto in basso assieme agli assistenti in attesa dell'inizio dell'udienza di Appello in rito abbreviato), hanno ribadito la correttezza dell’operato dei loro assistiti, insistendo sulla natura professionale e commerciale dei rapporti economici finiti al centro dell’inchiesta. La vicenda giudiziaria era iniziata nel maggio 2023 con gli arresti di Ezio Colliard e Cappelletti da parte della Guardia di finanza di Aosta, eseguiti poco dopo la consegna di un assegno circolare da 10.276 euro. Entrambi erano tornati in libertà tre giorni più tardi, su disposizione del giudice per le indagini preliminari.
Secondo l’accusa, i Colliard avrebbero promesso a Cappelletti 330 mila euro per ottenere, attraverso il suo ruolo nella commissione edilizia, un parere favorevole e un sostegno alla realizzazione del complesso immobiliare. Al termine del giudizio abbreviato la Procura aveva chiesto due anni di reclusione per Ezio Colliard e Cappelletti e un anno e quattro mesi per Tiziano Colliard.
Anche oggi, in particolare, le difese hanno sottolineato che la cosiddetta operazione ‘area camper’ ovvero l'acquisizione da parte della Vico srl di una zona della Valtournenche dove costruire una struttura ricettiva di lusso si è conclusa positivamente, producendo un giusto ritorno economico per Colliard e che il compenso di 300 mila euro pattuito per Cappelletti era riferito al lavoro svolto dall’architetto come professionista nell'ambit di questa operazione. Una somma quindi che, secondo i legali, non costituiva affatto una tangente legata al progetto The Stone, ma il corrispettivo di un’attività lecita per l'iniziativa 'area camper'.
In primo grado il giudice Paladino aveva ritenuto che la ricostruzione delle difese, secondo cui i 300 mila euro oltre agli oneri fiscali rappresentavano quel compenso legittimamente pattuito, avesse quantomeno introdotto un ragionevole dubbio sulla tesi accusatoria.
Nelle motivazioni dell’assoluzione il gup aveva evidenziato carenze probatorie sull’esistenza del patto corruttivo e una ricostruzione alternativa della vicenda non del tutto implausibile. Aveva inoltre escluso che dagli atti emergesse una generale messa a disposizione della funzione pubblica di Cappelletti a favore degli imprenditori; l’attività contestata all’architetto risultava sostanzialmente circoscritta al voto sulla pratica edilizia, senza ulteriori condotte dirette ad agevolare Vico.
Nella valutazione del giudice aveva pesato anche l’iter della pratica; la prima votazione della commissione edilizia non era stata favorevole alla società, mentre nella seconda Cappelletti aveva espresso un voto favorevole, ma subordinato a precise condizioni circostanza ribadita anche oggi in aula di appello.




