Una distanza massima più ampia tra chi presta assistenza e la persona assistita e una soglia reddituale più alta per accedere al contributo economico non bastano, secondo Cittadinanzattiva, a risolvere le criticità del nuovo testo di legge sui caregiver, le persone che si prendono cura di un familiare o di una persona malata.
In occasione della Giornata europea dei caregiver, l’associazione torna sui rilievi formulati durante l’audizione di marzo nella Commissione Affari sociali della Camera e contesta un impianto che, a suo giudizio, rischia di creare una “gerarchia della cura”, lasciando senza risposte una parte di chi svolge attività di assistenza. A questo si aggiunge un percorso burocratico definito particolarmente tortuoso, che potrebbe aggravare il carico delle famiglie.
“Restano, a nostro avviso, quattro principali criticità: il vincolo della convivenza e della distanza, il vincolo della parentela, le scarsissime tutele per i giovani caregiver e la subordinazione del sostegno economico a stringenti requisiti reddituali”, afferma Isabella Mori, responsabile tutela di Cittadinanzattiva, che in Valle d'Aosta è coordinata da Maria Grazia Vacchina. Tra le modifiche richiamate dall’associazione figura l’innalzamento da 25 a 40 chilometri della distanza massima tra la residenza del caregiver e quella della persona assistita. Per Cittadinanzattiva, tuttavia, il cambiamento non supera il problema di un limite geografico che non considera adeguatamente le differenze tra i territori.
“Quaranta chilometri restano un limite troppo vincolante che non tiene conto delle diverse realtà territoriali – sottolinea Mori –. Pensiamo, ad esempio, a chi vive in una grande città e deve spostarsi per assistere quotidianamente un familiare che vive in un’area periferica o marginale. La cura non può essere misurata in chilometri”.
Analoga la valutazione sull’aumento da 15.000 a 25.000 euro della soglia dell’Indicatore della situazione economica equivalente, ISEE, per l’accesso al contributo. Secondo l’associazione, l’ampliamento dei potenziali beneficiari, senza un incremento delle risorse disponibili, rischia di ridurre il sostegno destinato a ciascuno.
“L’aumento della soglia ISEE non può essere considerato una risposta adeguata se non è accompagnato da un incremento dei finanziamenti. Altrimenti si rischia di distribuire le stesse risorse su una platea più ampia, riducendo ulteriormente il sostegno individuale”, osserva Mori.
Cittadinanzattiva contesta inoltre il requisito di un carico assistenziale particolarmente elevato per ottenere il contributo economico. La combinazione tra intensità della cura e condizioni reddituali rischierebbe, nella lettura dell’associazione, di trasformare il riconoscimento della funzione sociale del caregiver in una misura destinata prevalentemente alle situazioni di maggiore povertà.
Un altro punto riguarda i minori, esclusi dal requisito della maggiore età. “In questo modo si continuano a rendere invisibili i giovani caregiver, che possono assumere responsabilità di cura molto significative e che invece avrebbero bisogno di riconoscimento, sostegno e interventi di sollievo”, afferma Mori. L’associazione richiama infine la necessità di servizi capaci di ridurre l’isolamento di chi assiste una persona malata e manifesta il proprio sostegno alle mobilitazioni promosse dalle reti e dai gruppi dei caregiver.
“A queste persone e a queste organizzazioni vogliamo far sentire la nostra vicinanza. La loro mobilitazione richiama l’attenzione su una questione che non può più essere rinviata: chi si prende cura degli altri deve poter contare su diritti, servizi e sostegni concreti”.




