Sette assistenti assegnati, nessuno entrato in servizio. Si chiude senza nuovi arrivi, oggi giovedì 1 ottobre, il termine per la presa di possesso dei candidati destinati al Tribunale di Aosta; tutti e sette risultano già assunti o stabilizzati in altre sedi. Resta così irrisolta la carenza di personale tecnico e amministrativo, una delle principali criticità esaminate martedì 29 settembre durante la visita del Consiglio giudiziario al Palazzo di Giustizia 'Giovanni Selis' di via Olietti ad Aosta.
La delegazione, presieduta da Alessandra Bassi, presidente della Corte d’Appello di Torino, è stata accolta dal presidente del Tribunale di Aosta, Giuseppe Marra. All’incontro hanno partecipato magistrati piemontesi e valdostani, un professore universitario in materie giuridiche, il viceprocuratore generale presso la Corte d’Appello e un avvocato del distretto.
Il Consiglio giudiziario è un organo territoriale di autogoverno della magistratura, costituito presso ciascuna Corte d’Appello e composto da membri di diritto, magistrati eletti e componenti non togati. Tra le sue funzioni rientra la vigilanza sul funzionamento degli uffici giudiziari del distretto, con la possibilità di segnalare disfunzioni al Consiglio superiore della magistratura e al ministero della Giustizia.
Al centro del confronto ad Aosta è stata posta la persistente insufficienza degli organici, che il mancato ingresso dei sette assistenti lascia invariata. Bassi si è impegnata a sollecitare con forza il ministero della Giustizia affinché proceda allo scorrimento delle graduatorie; il bacino dei candidati è ampio e potrebbe consentire di individuare altri aspiranti disponibili a prendere servizio nel capoluogo valdostano, ma, secondo le indicazioni emerse, eventuali arrivi non sono attesi prima di dicembre.
Accanto alla questione del personale, sono state affrontate le necessità strutturali del Palazzo di Giustizia; il Tribunale sta acquisendo i preventivi per urgenti interventi di messa in sicurezza e per il raffrescamento degli uffici, attualmente privi di aria condizionata; dovranno poi essere individuate le fonti delle necessarie risorse.
La visita ha avuto anche un risvolto operativo; i delegati appartenenti alla Corte d’Appello hanno preso materialmente in consegna i sei faldoni del processo di primo grado a carico di Sohaib Teima e li hanno trasportati a Torino per il deposito. Teima è stato condannato l’8 aprile scorso dalla Corte d’Assise di Aosta a 25 anni di reclusione per l’omicidio e l’occultamento del cadavere dell’ex fidanzata Auriane Laisne; la sentenza è stata impugnata dall'accusa (il pm Manlio D'Ambrosi ha chiesto l'ergastolo) e anche dalla difesa.
Il trasferimento urgente degli atti consente di evitare ulteriori ritardi nella trattazione delle impugnazioni, un aspetto rilevante anche per il rispetto dei termini della detenzione. Il mancato o tardivo arrivo delle carte in Appello non determina, di per sé, l’automatica scarcerazione dell’imputato; il rischio può però concretizzarsi se i ritardi contribuiscono a far trascorrere i termini massimi di custodia senza che intervenga la decisione prevista dalla Legge.




