C'era ancora una gara del TORX che mancava nel palmarès di Franco Collé e, soprattutto, una distanza sulla quale il campione valdostano non si era mai misurato. Da ieri sera non manca più: il gressonaro ha vinto il Tor des Glaciers, arrivando a Courmayeur dopo 450 chilometri e circa 32 mila metri di dislivello positivo percorsi in poco più di cinque giorni.
Collé ha concluso la sua prima esperienza nella prova più lunga del TORX alle 22,01 di mercoledì 16 settembre, fermando il cronometro dopo 122 ore, 1 minuto e 57 secondi. Un dato che racconta la dimensione della gara, ma probabilmente meno di quanto facciano i cinque giorni trascorsi sulle Alte Vie, con pochissimo sonno, continue salite e discese e un corpo che, chilometro dopo chilometro, presenta inevitabilmente il conto.
Per il quattro volte vincitore del Tor des Géants era anche un'incognita. Conosce praticamente ogni tratto del percorso valdostano e sa come gestire gare di più giorni, ma spingersi fino ai 450 chilometri significava entrare in un territorio nuovo anche per lui.
E infatti non tutto è filato liscio. Collé ha dovuto superare una prima crisi già nelle fasi iniziali, prima di ritrovare ritmo e sensazioni e cominciare a prendere in mano la corsa. Con il trascorrere delle ore la selezione si è fatta durissima anche alle sue spalle: prima il ritiro di Peter Kienzl, fermato da problemi a un ginocchio, poi quello del francese François Devaux, che aveva provato a mantenersi in scia al valdostano prima di abbandonare dopo oltre 300 chilometri.
Il margine sugli inseguitori è così progressivamente aumentato, ma in una gara come il Tor des Glaciers avere molte ore di vantaggio non significa poter considerare chiusa la partita. Collé lo sa forse meglio di chiunque altro e lo aveva detto chiaramente ancora martedì, quando a Place Moulin aveva già quasi 360 chilometri nelle gambe: «Finché non si passa il traguardo non è finita, questo è il bello e il brutto del Tor».
Negli ultimi cento chilometri la questione non era più tanto difendere il primo posto quanto continuare a gestire se stesso: la stanchezza, i piedi provati, il sonno e gli inevitabili momenti di difficoltà accumulati dopo quattro giorni di gara. Alle prime ore di mercoledì il suo vantaggio era ormai molto ampio e al rifugio Champillon il secondo classificato provvisorio, Alessandro Roncato, viaggiava a oltre dieci ore di distanza.
Restava però ancora tanta Valle d'Aosta da attraversare prima di poter tornare là dove tutto era cominciato. Collé ha continuato senza forzare inutilmente, amministrando energie e problemi fisici fino all'ultima parte del percorso e al definitivo rientro a Courmayeur.
L'arrivo ha chiuso una sfida che il gressonaro aveva scelto proprio per uscire da un terreno ormai conosciutissimo. Dopo quattro vittorie al Tor des Géants, quest'anno aveva infatti deciso di cambiare obiettivo e provare il “Glaciers”, cercando nuovi stimoli e soprattutto una nuova misura con cui confrontarsi.
Il record della prova, stabilito nel 2023 dal francese Sébastien Raichon, resta lontano. Ma questa volta il tempo aveva un significato relativo: Collé doveva prima di tutto capire come il suo fisico avrebbe reagito a 450 chilometri e riuscire ad arrivare dall'altra parte.
La risposta è arrivata alle 22,01 di mercoledì, sotto il traguardo di Courmayeur. Alla prima partecipazione, Franco Collé ha vinto anche il Tor des Glaciers. Dopo essere diventato l'uomo simbolo del Tor des Géants, il valdostano ha dimostrato di avere ancora un'altra distanza da conquistare.




