Due modi diversi di guardare il Cervino e l'ambiente alpestre e di restituirli attraverso l'arte, uno affidato al colore e l'altro alla materia. È stata inaugurata ieri sera, mercoledì 16 settembre, negli spazi del bistrot 'La Cave Valdôtaine' in via J.B. de Tillier ad Aosta, la mostra 'La Gran Becca a la Cave', che riunisce le opere di Aimé Maquignaz e Giangiuseppe Barmasse, due artisti profondamente legati alla Valtournenche e alla montagna che ne è diventata il simbolo.
Coordinata dalla giornalista pubblicista ed esperta digitale Genny Perron, all'inaugurazione Barmasse non ha potuto essere presente; a tracciarne il profilo umano e artistico è stato Dino Vierin, amico e conoscitore del suo lavoro, che ne ha ricordato soprattutto il legame mai interrotto con la propria terra e con quel mondo agropastorale valdostano che da decenni trova spazio nelle sue sculture. Uomini, animali, mestieri e scene della vita di montagna prendono forma nel legno, in particolare nel noce, attraverso una ricerca che Barmasse porta avanti fin da giovanissimo e che lo vede partecipare alla Fiera di Sant'Orso dal 1978.
Particolarmente sentito l'intervento di Aimé Maquignaz, emozionato nel ritrovarsi, come lui stesso ha sottolineato, "dopo diversi anni tra tanti amici aostani". Il pittore di Valtournenche ha spiegato anche il rapporto tra ciò che osserva e ciò che poi trasferisce sulla tela, offrendo una chiave di lettura del suo percorso artistico.

"Quando dipingo – ha spiegato Maquignaz – non cerco tanto di riprodurre quello che ho davanti agli occhi, i nostri antichi villaggi ancora 'vivi' o le meravigliose montagne che mi circondano. Cerco piuttosto di rappresentare le emozioni che quei luoghi suscitano in me; il mio lavoro nasce da lì, dal tentativo di portare sulla tela il mio bagaglio emozionale. È anche in questa direzione che si sviluppa la mia ricerca astratta, accanto a quella figurativa; due linguaggi diversi attraverso i quali provo a esplorare e raccontare ciò che sento".
Una riflessione che aiuta a comprendendere anche i suoi 'Bleus villages', villaggi alpini immersi nelle tonalità del blu nei quali il paesaggio reale si allontana progressivamente dalla semplice rappresentazione per diventare memoria, atmosfera e dimensione interiore. Nato a Valtournenche nel 1946, Maquignaz ha attraversato nella sua lunga attività linguaggi che vanno dall'informale al realismo magico, mantenendo la Gran Becca come una delle presenze ricorrenti della propria produzione.
Diverso il linguaggio di Giangiuseppe Barmasse, nato ad Aosta nel 1962 e da sempre legato a Valtournenche, dove vive e lavora. Dal 1989 si dedica esclusivamente alla scultura tradizionale e anche per lui il Cervino costituisce un riferimento costante; nel 2015, in occasione dei 150 anni dalla prima conquista della montagna, gli aveva dedicato un'intera esposizione nella storica chiesetta di Breuil-Cervinia.

Il dialogo proposto dalla mostra nasce dunque proprio dalla distanza tra i due linguaggi: da una parte il Cervino filtrato dal colore, dalla memoria e dall'emozione di Maquignaz; dall'altra quello che emerge dal legno e dalla cultura materiale della montagna nelle opere di Barmasse. Due interpretazioni della stessa Gran Becca che finiscono per incontrarsi nel rapporto profondo che entrambi gli artisti mantengono con la Valtournenche e con la cultura valdostana.
'La Gran Becca a la Cave' è visitabile da oggi, giovedì 17 settembre, fino al 19 ottobre alla Cave Valdôtaine, in via J.B. de Tillier 3 ad Aosta, con orario continuato. L'esposizione è chiusa la domenica e il lunedì pomeriggio.












