"Grazie per non aver lasciato nulla di intentato". A due settimane dalla scomparsa di Kalie McCrystal sul Cervino, la madre Wendy Cooper e la sorella Jody McCrystal affidano a una lettera il loro ringraziamento agli uomini e alle donne valdostani che per giorni hanno cercato la 38enne canadese sulla Gran Becca. Parole rivolte in particolare alle guide del Soccorso alpino valdostano, alla Guardia di Finanza-Sagf di Cervinia e ai Vigili del Fuoco, impegnati nelle operazioni condotte in quota e nelle verifiche delle possibili tracce lasciate dall'atleta. Ricerche difficili, svolte in un ambiente severo e complesso, che non hanno però consentito di individuare la skyrunner.
La famiglia ha voluto sottolineare l'impegno dei soccorritori, che hanno esplorato ogni pista ritenuta percorribile nella speranza di trovare Kalie e riportarla a casa. Un ringraziamento che arriva nel momento in cui, dopo due settimane senza notizie, per la madre e la sorella diventa sempre più difficile mantenere viva quella speranza.
Originaria di Squamish, nella Columbia Britannica, avvocata e atleta di alto livello, McCrystal era una skyrunner conosciuta e rispettata nel circuito internazionale. Nel febbraio scorso aveva vinto la 4 Refugios Non Stop in Argentina e appena dieci giorni prima della scomparsa aveva conquistato il quarto posto al Trofeo Kima, in Val Masino: 52 chilometri e 8.400 metri di dislivello complessivo su uno dei tracciati tecnicamente più impegnativi delle Alpi.
Da oltre un mese si trovava a Cervinia; il suo ambizioso obiettivo era salire e scendere il Cervino dal versante italiano, lungo la Cresta del Leone, in meno di cinque ore. Le ultime notizie certe risalgono a martedì 1 settembre. Alcune alpiniste polacche l'avevano incontrata mentre scendeva poco sotto il Pic Tyndall, a oltre quattromila metri di quota. Da quel momento di Kalie non si sono più avute tracce.
Nella lettera Wendy Cooper e Jody McCrystal parlano anche del Cervino, della sua imponenza e della durezza di una montagna capace di non concedere margini neppure ad atleti esperti e preparati. L'ipotesi con la quale la famiglia deve ora confrontarsi è quella di una caduta durante la discesa, eventualità che madre e sorella definiscono estremamente dolorosa da accettare.
Nel dolore resta però anche il ricordo di ciò che la montagna rappresentava per Kalie; era il luogo nel quale aveva scelto di mettersi alla prova e nel quale si sentiva libera, tra rocce e cielo. Cervinia era diventata nelle ultime settimane una seconda casa e proprio da Cervinia arriva ora il ringraziamento della sua famiglia a quanti, per giorni, hanno continuato a cercarla.




