Un decreto ingiuntivo da 987.735,45 euro, oltre agli interessi e alle spese legali. È quello emesso il 3 settembre dal Tribunale ordinario di Aosta nei confronti della Casino de la Vallée Spa e a favore di Antonio Fiocca, il porteur pugliese finito (per vicende e circostanze che non riguardano quelle di questo decreto) al centro di uno dei filoni più delicati dell'inchiesta della Guardia di finanza coordinata dalla Procura di Aosta sul presunto sistema di riciclaggio, corruzione e movimentazione illecita di denaro all'interno della Casa da gioco di Saint-Vincent.
Il provvedimento, firmato dal giudice Maurizio D'Abrusco, apre ora un fronte giudiziario civile di particolare rilievo anche per le dimensioni economiche della controversia; Fiocca si era rivolto al Tribunale per ottenere il pagamento di compensi maturati nell'ambito del rapporto contrattuale con la società e non corrisposti dalla Casa da gioco. E il primo passaggio davanti al giudice civile è stato favorevole al porteur. Nel decreto il magistrato, dopo avere esaminato il ricorso e la documentazione prodotta, rileva che “dai documenti prodotti il credito risulta certo, liquido ed esigibile” e ingiunge quindi alla Casino de la Vallée Spa di pagare a Fiocca 987.735,45 euro, oltre agli interessi richiesti e alle spese della procedura, liquidate in 5.712 euro per onorari, oltre a esborsi, spese generali, Iva e Cpa.
Una cifra che sfiora dunque il milione di euro e che assume un peso particolare alla luce di quanto emerso negli ultimi mesi - secondo gli inquirenti - proprio sui rapporti economici tra Fiocca e la Casa da gioco.
LaPrimaLinea.it aveva infatti già pubblicato le tabelle acquisite nell'inchiesta della Guardia di finanza dalle quali emergeva la crescita vertiginosa dei compensi fatturati dal porteur: nel 2024 diverse fatture avevano superato i 100 mila euro, con punte da 166.500, 255 mila e 233.700 euro, mentre nei soli primi tre mesi del 2025 Fiocca aveva emesso tre fatture rispettivamente da 274.200, 282 mila e 207.300 euro, per oltre 760 mila euro complessivi.
Proprio quei compensi costituiscono uno degli aspetti sui quali si sono concentrate le indagini; secondo la ricostruzione della Procura, infatti, all'indagato funzionario del Casinò Cristiano Sblendorio viene contestato, tra l'altro, di avere artificiosamente “gonfiato” i proventi destinati a Fiocca, che gli investigatori ritengono avesse un ruolo ben più ampio di quello del semplice procacciatore di clienti; ipotesi accusatorie che lo stesso Antonio Fiocca respinge in toto. Il porteur, 50 anni, residente a Peschici, figura tra gli indagati della maxi inchiesta che coinvolge complessivamente 33 persone. Le contestazioni formulate dalla Procura riguardano, a vario titolo e con posizioni differenti tra gli indagati, associazione per delinquere, riciclaggio, ricettazione, reati fiscali e corruzione.
Fiocca è una delle figure sulle quali gli investigatori hanno concentrato maggiormente l'attenzione. Le intercettazioni e le riprese effettuate dalla Guardia di finanza documenterebbero, secondo l'accusa, movimentazioni di ingenti quantità di contante all'interno della Casa da gioco, anche insieme al suo collaboratore Pietro Circosta. In un episodio diventato centrale nell'indagine, un collaboratore di Fiocca, tal Pio Ancora, era stato fermato al casello di Châtillon con oltre 267 mila euro in contanti, denaro successivamente dissequestrato e la cui movimentazione era stata seguita dagli investigatori.
È in questo scenario che si inserisce adesso il decreto del Tribunale di Aosta; mentre sul piano penale la Procura indaga sulla natura e sulle modalità di alcuni rapporti e movimentazioni finanziarie legati al sistema dei porteur, sul piano civile il giudice ha riconosciuto, allo stato della documentazione presentata da Fiocca, l'esistenza di un credito certo, liquido ed esigibile nei confronti della Casino de la Vallée.
C'è però un elemento giuridico fondamentale. Quello del 3 settembre non è una sentenza di primo grado e non è ancora un provvedimento definitivo. Il giudice non ha concesso la provvisoria esecutività richiesta da Fiocca ai sensi dell'articolo 642 del codice di procedura civile. Nel decreto si legge infatti che i soli contratti non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare, ai fini dell'immediata esecutività, l'avvenuta esecuzione delle prestazioni e che non sarebbe stato allegato né dimostrato il pericolo di grave pregiudizio derivante dal ritardo.
La Casino de la Vallée ha dunque 40 giorni dalla notifica del decreto per proporre opposizione davanti al Tribunale. Se non lo farà, il decreto diventerà definitivamente esecutivo. Se invece la società si opporrà, si aprirà un ordinario giudizio civile nel quale saranno esaminate le ragioni delle due parti.
Resta il dato, tutt'altro che marginale per il quale mentre l'inchiesta penale ha portato il Casino de la Vallée sotto amministrazione giudiziaria – misura disposta a maggio nell'ambito degli accertamenti sul presunto sistema di riciclaggio e sulle carenze organizzative contestate alla società – ora la stessa società si trova destinataria di un decreto che le ingiunge di riconoscere quasi un milione di euro proprio a uno dei porteur maggiormente coinvolti nell'indagine. Due vicende giudiziarie diverse, che non vanno confuse, ma che finiscono inevitabilmente per incrociarsi attorno agli stessi rapporti economici e a quelle spettanze milionarie dei porteur che rappresentano ormai uno dei nodi centrali dell'intera vicenda Casinò.




