Il dibattito sulla sicurezza ad Aosta si sposta sui numeri e approderà anche in Consiglio regionale. I consiglieri di FdI VdA Massimiliano Tuccari, vicecapogruppo e Aldo Domanico intervengono contestando in particolare la lettura, da parte della giunta comunale del capoluogo, dei dati sulla criminalità e chiedendo di distinguere il quadro nazionale da quello valdostano.
"I dati vanno letti per quello che dicono", sostengono i due consiglieri, ricordando che il Dossier Viminale 2026 registra a livello nazionale una diminuzione dei reati del 10% nel primo semestre di quest'anno rispetto allo stesso periodo del 2025. Un andamento che, secondo Tuccari e Domanico, non può però essere automaticamente trasferito alla nostra regione. I due consiglieri richiamano infatti i dati della Procura aostana, secondo i quali nel 2025 i reati denunciati in Valle sono aumentati di circa il 16% rispetto al 2024, raggiungendo quota 3.915. A questi affiancano quelli più recenti diffusi dai carabinieri, secondo cui tra maggio 2025 e aprile 2026 sarebbero stati registrati 3.721 reati, contro i 3.521 dei dodici mesi precedenti.
Numeri che, secondo Tuccari e Domanico, non autorizzano a descrivere Aosta come una città "fuori controllo", ma neppure a ricondurre il problema esclusivamente alla percezione dei cittadini. Gli stessi amministratori comunali, osservano, hanno riconosciuto la presenza di alcune zone sensibili e la necessità di rafforzarne il monitoraggio. Nel mirino dei due consiglieri finisce anche l'utilizzo della videosorveglianza; ad Aosta sono presenti oltre 70 telecamere e, secondo Tuccari e Domanico, occorrerebbe compiere "un salto di qualità"nel loro impiego, facendo in modo che non servano soltanto a ricostruire quanto già accaduto, ma possano contribuire maggiormente alla prevenzione e alla tempestività degli interventi.
La questione sarà ora portata in Consiglio Valle; per la prima seduta di settembre Tuccari e Domanico annunciano due iniziative, una dedicata all'evoluzione dei fenomeni di criminalità e agli strumenti utilizzati per monitorare la sicurezza, l'altra al coordinamento e alla valutazione delle politiche regionali di prevenzione e sicurezza. "Prima conoscere, poi valutare" - concludono i consiglieri - perché la sicurezza non si misura sulle percezioni né sulle rassicurazioni, ma sui dati e sulla capacità di prevenire".




