Parlare di suicidio senza paura, con rispetto e senza giudizio, per rompere il silenzio e l’isolamento che spesso accompagnano la sofferenza. È l’obiettivo della serata organizzata dal Mandorlo Fiorito ODV Grand Paradis, in collaborazione con Plus coprogettazione, nell’ambito del progetto regionale di prevenzione del suicidio.
L’appuntamento è per mercoledì 9 settembre, dalle 18,30, al Centro Plus di Aosta, in via Giuseppe Garibaldi 7, alla vigilia della Giornata mondiale per la prevenzione del suicidio. All’iniziativa parteciperà anche l’assessore regionale alla Sanità, Salute e Politiche sociali, Carlo Marzi.
La giornata mondiale, che ricorre il 10 settembre, richiama ogni anno l’attenzione sulla necessità di contrastare stigma e pregiudizi e di costruire una cultura capace di riconoscere e accogliere la sofferenza. Il filo conduttore scelto per l’incontro di Aosta sarà proprio 'Cambiare la narrativa sul suicidio'; passare dalla vergogna all’ascolto, dal silenzio alla possibilità di raccontarsi e dallo stigma alla comprensione. Durante la serata sarà proiettato anche un video dedicato ai quattro anni di attività del Mandorlo Fiorito, tra incontri, iniziative e testimonianze portate sul territorio.
"In questi anni abbiamo imparato che parlare di suicidio non significa parlare soltanto di morte, ma soprattutto di vita", spiega Paola Longo Cantisano, referente del Mandorlo Fiorito. Significa affrontare "la sofferenza che spesso rimane nascosta, la possibilità di essere ascoltati e la necessità di sapere che chiedere aiuto è possibile".
Per l'associazione cambiare il modo di parlare del suicidio significa anche evitare di ridurre una persona al momento più doloroso della sua storia e creare invece le condizioni perché sia possibile ammettere di stare male senza provare vergogna. La testimonianza personale diventa così uno strumento per costruire un ponte con chi sta vivendo una situazione di sofferenza e aiutarlo a sentirsi meno solo.
Il cuore dell’appuntamento sarà il confronto tra Francesca Contessini (foto sopra) educatrice e pedagogista sopravvissuta a un tentativo di suicidio e che da sedici anni convive con una disabilità motoria, e la giornalista Fabrizia Pavetto (foto sotto), che ha vissuto le conseguenze del suicidio di un familiare. Non sarà un’intervista tradizionale, ma un dialogo tra due donne e due esperienze differenti. Contessini ha scelto negli anni di raccontare pubblicamente, anche attraverso i social, il proprio percorso, affrontando senza pietismo i temi della fragilità, del trauma e della disabilità, ma anche quelli dell’autonomia, delle relazioni e della possibilità di ricostruire la propria quotidianità.
Con Pavetto il confronto affronterà il suicidio da prospettive diverse: il malessere, il tentativo di togliersi la vita e ciò che viene dopo, ma anche il dolore di chi resta, i pregiudizi e la possibilità di ricominciare. L’obiettivo è trasformare due vissuti profondamente diversi in parole capaci di raggiungere gli altri e contribuire a rompere un silenzio ancora difficile da superare.
A chiudere la serata sarà un aperitivo in musica, con la partecipazione di Maura Susanna, cantautrice e interprete della canzone d’autore, Mikol Frachey, cantautrice e performer country-rock, e Ruben Voyat ed Edoardo Milleret, con un repertorio nel quale tradizione e patois valdostano si intrecciano con sonorità indie e new folk.
Una serata, dunque, che attraverso testimonianze, parole e musica vuole ricordare soprattutto un principio: la prevenzione non riguarda soltanto specialisti e istituzioni, ma l’intera comunità, chiamata a creare spazi nei quali chi attraversa un momento difficile possa trovare qualcuno disposto ad ascoltare.




