Cronaca - 24 agosto 2026, 14:48

Carcere di Brissogne; ventilatori donati dieci giorni fa ancora imballati nelle scatole; protesta dei detenuti

I ventilatori donati al carcere di Brissogne

I ventilatori donati al carcere di Brissogne

Servono ad alleviare i disagi provocati dal caldo nelle celle della Casa circondariale di Brissogne, ma a dieci giorni dalla loro consegna, i ventilatori donati al carcere valdostano non sono ancora arrivati ai detenuti. Gli apparecchi, consegnati lo scorso 14 agosto, si trovano ancora nello spaccio interno dell'istituto di pena e la situazione sta provocando le proteste della popolazione carceraria, che ne chiede la distribuzione.

La donazione era stata promossa e attuata dal Movimento Italiano Diritti Detenuti insieme al consigliere regionale Marco Sorbara (FI), dopo un'analoga iniziativa che il 7 agosto aveva portato trenta ventilatori a torretta nel padiglione sanitario del carcere Lorusso e Cutugno di Torino.

A Brissogne gli apparecchi erano stati portati da Martina Piazza, criminologa e responsabile dell'Area Lavoro del Movimento Italiano Diritti Detenuti, e dallo stesso Sorbara, con il sostegno anche del cappellano del carcere. L'obiettivo dichiarato era quello di dare una risposta concreta alle difficoltà provocate dalle alte temperature all'interno dell'istituto penitenziario.

A distanza di dieci giorni, però, quei ventilatori risultano ancora fermi nello spaccio del carcere e non a disposizione dei destinatari della donazione. Una circostanza che sta alimentando il malcontento tra i detenuti, che in queste ore stanno protestando e chiedendo di poter utilizzare gli apparecchi.

La questione appare ancora più bizzarra considerando le motivazioni che avevano accompagnato l'iniziativa. "Sappiamo che una donazione non cambia le condizioni strutturali di un carcere e non pretendiamo che lo faccia. Ma raccogliere una segnalazione e rispondere in pochi giorni è quello che possiamo fare", aveva spiegato il 14 agosto Giulia Troncatti, fondatrice del Movimento Italiano Diritti Detenuti, sottolineando come il caldo negli istituti penitenziari rappresenti un problema ancora poco considerato.

Anche Sorbara, che ha trascorso 909 giorni privato della libertà personale prima di essere assolto e da tre anni porta avanti il progetto 'La Gabbia - 4 Passi per 2', aveva ricordato come "anche un piccolo gesto possa fare la differenza nei momenti più difficili". Un piccolo gesto che, almeno per il momento, non ha però raggiunto concretamente chi avrebbe dovuto beneficiarne, mentre intanto i giorni più caldi sembrano lasciare il posto a una più sopportabile 'coda' dell'estate. 

pa.ga.

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