Il Progetto Red Ladies Shoes nasce dal desiderio di trasformare la danza in un linguaggio capace di raccontare ciò che spesso resta invisibile. A immaginarlo è stata Dominga D’Agostino, tata familiare residente ad Aymavilles; maestra di ballo da quasi quarant’anni, che ha scelto di condividere un sogno coltivato a lungo con un gruppo di sue allieve mature, impegnate in un corso di gestualità femminile. Da quella proposta, accolta con entusiasmo immediato, è nato un percorso che ha superato i confini della sala di danza per diventare un progetto culturale e sociale.
Le donne coinvolte hanno iniziato a lavorare insieme mettendo al centro la fiducia, l’ascolto e la libertà di esprimersi. In un contesto protetto, hanno scoperto la forza del proprio corpo e la potenza del gesto, comprendendo che la danza può essere un mezzo per elaborare emozioni complesse, superare insicurezze, ritrovare sicurezza e benessere. La gestualità è diventata un linguaggio condiviso, capace di creare un gruppo coeso, fondato sul rispetto dei confini fisici e mentali e sulla collaborazione.
Da questo cammino è nato un progetto che vuole portare attenzione e sensibilità su un tema che attraversa la società; la violenza contro le donne. Le Red Ladies Shoes non si definiscono ballerine, ma donne che hanno scelto di mettere il proprio tempo e la propria energia al servizio di un messaggio collettivo. Credono che il corpo femminile debba tornare a essere protagonista della propria libertà e che la danza, con la sua capacità di narrare ciò che spesso resta taciuto, possa diventare un atto di responsabilità civile.
La loro missione è chiara: rompere il silenzio attraverso il movimento. Ogni coreografia porta in scena la realtà della violenza, la rende visibile, la trasforma in un racconto emotivo che invita alla riflessione e al rispetto. Il loro lavoro non si limita alla performance: nasce dalla volontà di creare un ponte tra arte e impegno sociale, affinché ogni esibizione diventi un’occasione per sostenere chi opera quotidianamente nella tutela e nella ricostruzione delle vite ferite.
Per questo le Red Ladies Shoes lanciano un appello a Centri Antiviolenza , Enti locali e Istituzioni che desiderano collaborare con loro. Cercano realtà che vogliano accogliere il loro spettacolo e trasformarlo in un momento di sensibilizzazione, partecipazione e raccolta fondi, per garantire la massima diffusione. Chiedono di individuare luoghi e occasioni dove esibirsi, teatri, piazze, eventi culturali e benefici, per ampliare la diffusione del progetto e raggiungere un pubblico sempre più vasto. Non vogliono limitarsi al territorio valdostano...pensano in grande, perché grande è la causa che rappresentano.
La performance, della durata di circa quindici minuti, è stata elaborata da Dominga D’Agostino con una forte componente espressiva ed emotiva. Si apre con un audio dalla voce maschile di Stefano Scuttari, che introduce il percorso emotivo di una donna che, dalla sofferenza, arriva alla liberazione grazie alla forza della sorellanza. Il nome del gruppo, Red Ladies Shoes, richiama immediatamente le scarpe rosse, simbolo indiscusso della lotta contro la violenza sulle donne, protagoniste dello spettacolo insieme al loro RedBagaglio.
Le sette interpreti hanno scelto nomi d’arte che richiamano il tema trattato: RedLadyFire (Dominga D’Agostino), RedLadyControl (Antonella Sorace), RedLadyFear (Cinzia Avati), RedLadyHelp (MariaGrazia D’Agostino), RedLadyLie (Gina Castellani), RedLadyBlood (Anna D’Agostino), RedLadySilence (Alba Altare).
Ognuna porta in scena un frammento di storia, un’emozione, una ferita, una rinascita.
Lo spettacolo richiama un pubblico eterogeneo, creando uno spazio di riflessione emotiva e consapevolezza. L’arte, quando è sincera, arriva dove le parole falliscono e la loro danza vuole essere un ponte tra la società civile e chi ogni giorno lavora per proteggere, sostenere e accompagnare le donne che affrontano percorsi difficili.
Le Red Ladies Shoes vogliono ricordare a ogni donna che non è sola, che il suo valore non dipende da ciò che gli altri pretendono di definirla. Credono profondamente che la normalità sia una gabbia inventata per uniformare, per spegnere le differenze, per far sentire sbagliato ciò che invece è unico. Per loro, abbracciare la propria diversità significa scegliere la libertà, quella che nasce dalla consapevolezza di essere esattamente ciò che si è, senza paura e senza permesso.
Contatti: Maestra Dominga D’Agostino: email domingadago@gmail.com - cell: 3383925860 - Instagram @redladiesshoes @domingadago - Facebook Dominga D’Agostino








