Sport - 17 agosto 2026, 07:24

Corsa su strada, Xavier Chevrier chiude 32esimo la maratona degli Europei

'Ho dato tutto quello che potevo, sono orgoglioso del risultato'

Corsa su strada, Xavier Chevrier chiude 32esimo la maratona degli Europei

Xavier Chevrier porta a termine il suo primo Campionato Europeo assoluto con il 32esimo posto nella maratona di Birmingham, chiusa in 2h18’21”. Per il 36enne valdostano, al via con la maglia della Nazionale italiana, una gara impegnativa su un circuito di cinque chilometri caratterizzato da continui saliscendi.

L’Italia ha concluso invece al quinto posto nella classifica a squadre, con il tempo complessivo di 6h35’36”. A impreziosire la giornata azzurra è stato soprattutto l’argento di Pietro Riva, secondo in 2h09’18”. Davanti a Chevrier hanno terminato anche Ahmed Ouhda, 18° in 2h11’45”, e Daniele Meucci, 23° in 2h14’33”.

Chevrier ha impostato la gara con prudenza, mantenendo comunque un buon ritmo nella prima parte. Ha coperto i primi dieci chilometri in 31’08” e i secondi in 31’49”, transitando alla mezza maratona in 1h06’54”. Nella seconda metà il ritmo è inevitabilmente calato: 33’12” nel terzo segmento di dieci chilometri e 34’33” nel quarto, per una seconda mezza corsa in circa 1h11’27”.

Partito attorno alla 36ª posizione, il valdostano ha recuperato due posti entro il 15° chilometro, per poi perderli nuovamente verso il 30°. Dal 35° chilometro è però riuscito a reagire e a risalire la classifica, guadagnando cinque posizioni prima di cederne una soltanto nel finale e tagliare il traguardo al 32° posto.

"Ogni volta che faccio una maratona, e per fortuna ne ho fatte poche, mi chiedo perché uno debba stare così male per fare certe cose", ha scherzato Chevrier al termine della prova. "Avevo tanti dubbi su quello che sarei riuscito a dare. Se ero qui, però, era per onorare al meglio la maglia azzurra e mettere in gara tutte le energie che avevo. Ho davvero buttato il cuore oltre l’ostacolo".

A pesare sono stati anche i problemi che hanno condizionato la preparazione nelle ultime settimane. Prima il ginocchio, quindi un problema al polpaccio e due ulteriori settimane di stop, durante le quali Chevrier ha dovuto affidarsi all’allenamento alternativo. Interruzioni che su una distanza come la maratona finiscono inevitabilmente per presentare il conto.

"Fino al ventesimo-venticinquesimo chilometro ero abbastanza in controllo. Ho scelto fin dall’inizio una tattica molto prudente, quasi di difesa, per cercare di spostare il più avanti possibile il momento di difficoltà. Non c’è mai stata una vera crisi, ma la seconda metà l’ho corsa molto più piano. A ogni curva, salita e discesa temevo potesse arrivare un crampo o qualche problema muscolare. Per fortuna non è successo e ho tenuto duro fino in fondo".

Al traguardo è prevalsa quindi la soddisfazione. Chevrier, protagonista per tanti anni soprattutto nella corsa in montagna, a 36 anni ha aggiunto un’altra esperienza internazionale alla sua lunga carriera. "La cosa più bella è sapere di aver dato tutto. Essere qui a 36 anni a raccontare una storia nuova e diversa, dopo tanti anni passati sui sentieri, mi gratifica tantissimo. Sotto la doccia mi sono detto: 'Dai, sono stato ancora un duro, l’ho portata a casa', ed è qualcosa che mi rende davvero orgoglioso". Un pensiero è andato anche alla Valle d’Aosta e alle tante persone che hanno seguito la sua gara. Il quinto posto dell’Italia lascia un po’ di rammarico perché Chevrier sperava nella medaglia a squadre, ma il valdostano riconosce il valore delle Nazionali che hanno preceduto gli azzurri, capaci di piazzare numerosi atleti nelle prime venti posizioni.

E quella di Birmingham potrebbe non essere l’ultima maratona della sua carriera: "Per me la maratona non è un capitolo chiuso: questo non è un punto di arrivo, ma un punto di passaggio. Quest’estate avrei dovuto fare tutt’altro, cioè correre sui sentieri. Invece siamo stati bravi a esserci e ad arrivare fin qui".

Chevrier ha infine ringraziato la famiglia, la compagna Denise, i nonni, la sua datrice di lavoro Lella di Pellissier Sport, il tecnico Paolo Germanetto e i fisioterapisti Christophe Savoye ed Erik Benedetto, che lo hanno accompagnato nel difficile percorso di avvicinamento all’Europeo. "Quando mi volto indietro e vedo il mio nome dentro una spedizione italiana così forte, per me è motivo di enorme orgoglio. Spero che questa esperienza possa essere un esempio per tante ragazze e tanti ragazzi valdostani. Non siamo soltanto una Valle dello sci: possiamo dare tanto anche all’atletica".

i.d.

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