Non è il sovraffollamento la principale emergenza del carcere di Brissogne, ma le condizioni di alcuni spazi, i problemi legati all’acqua e all'igiene personale, le limitate opportunità lavorative e trattamentali e una situazione sanitaria che presenta alcune carenze significative.
È il quadro che emerge dalla relazione dell’Associazione Antigone sulla Casa circondariale valdostana di Brissogne, visitata il 15 luglio scorso. Al momento del sopralluogo erano presenti 148 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 151 posti, per un tasso di affollamento del 98%. Gli stranieri erano 82, pari al 55,4% del totale, mentre 123 persone, l'83,1%, stavano scontando una condanna definitiva. Sedici i giovani adulti presenti.
Antigone parla di "numerose criticità di carattere manutentivo" e della necessità di "interventi di ristrutturazione significativi". Tra i problemi principali figura quello dell'acqua. L'elevata presenza di ferro avrebbe provocato il deterioramento e l'arrossamento delle piastrelle delle docce, mentre alcuni miscelatori non funzionerebbero correttamente e farebbero uscire soltanto acqua molto calda.
Secondo quanto raccolto durante la visita, diversi detenuti avrebbero inoltre lamentato problemi legati alla qualità dell'acqua potabile: chi non dispone delle risorse economiche per acquistare quella in bottiglia al sopravvitto sarebbe costretto a bere quella del rubinetto e alcuni avrebbero riferito l'insorgenza di disturbi intestinali. La relazione segnala anche la presenza di topi all'interno dell'istituto e nei passeggi; al riguardo la Direzione ha riferito che la ditta incaricata effettua interventi di derattizzazione ogni mese, ma il problema continuerebbe a essere percepito come concreto sia dai detenuti sia dal personale.
Le celle visitate, tutte singole, vengono invece giudicate complessivamente in condizioni discrete e garantiscono almeno tre metri quadrati calpestabili per persona. I bagni sono separati, anche se vengono utilizzati dai detenuti anche per cucinare; le docce non sono presenti nelle celle ma negli spazi comuni delle sezioni e mostrano, secondo Antigone, evidenti segni di umidità e degrado; alcune sono rotte e da tempo non sono riparate. In particolare, si legge nella relazione, l'elevata presenza di ferro nell'acqua ha provocato il deterioramento delle superfici e il marcato arrossamento delle piastrelle nei locali docce e anti-docce, dove sono inoltre evidenti fenomeni di umidità, muffa e scrostamento delle pareti. I depositi dovuti all'acqua fortemente mineralizzata compromettono inoltre il funzionamento della rubinetteria, causando continue perdite d'acqua e il malfunzionamento dei miscelatori, dai quali fuoriesce spesso esclusivamente acqua molto calda. Le celle non dispongono di doccia interna e l'acqua disponibile nei servizi è esclusivamente fredda.
Criticità igienico sanitarie in altri spazi
Particolarmente problematica viene descritta la sezione transito, utilizzata anche per l'isolamento; al momento della visita vi erano tre detenuti in isolamento disciplinare; delle nove camere della sezione, cinque erano utilizzate per il pernottamento, tre risultavano inagibili e una era adibita a magazzino. Antigone definisce "critiche" le condizioni igieniche della sezione e segnala docce comuni in condizioni particolarmente deteriorate, acqua ferrosa e muri scrostati.
La relazione fotografa anche la situazione del personale; a fronte di una dotazione prevista di 151 appartenenti alla Polizia penitenziaria, gli effettivamente presenti risultavano 116, quindi 35 in meno. Due gli educatori in servizio rispetto ai tre previsti e la direttrice Claudia Piccione Kivel Mazuy risulta incaricata in missione da un altro istituto, quello di Verbania.
Un capitolo rilevante riguarda gli eventi critici; nella relazione vengono indicati 59 casi di autolesionismo, anche se nessun suicidio recente così come nessun tentato suicidio; viene inoltre riferito che dall'inizio dell'anno si erano verificati 14 scioperi della fame e della terapia e circa cinque episodi di aggressione al personale.
Sul fronte sanitario non è garantita la presenza di un medico 24 ore su 24; nei giorni feriali la copertura è di 12 ore, dalle 8 alle 20, mentre il sabato e nei festivi è di sei ore, dalle 8 alle 14. Nelle altre fasce orarie si ricorre alla guardia medica o al 112. Gli infermieri sono invece presenti 24 ore su 24; due gli psichiatri, per complessive 20 ore settimanali, mentre tra gli specialisti entrano regolarmente un infettivologo e un dentista.
Fuga dalla realtà e poche occasioni di lavoro
Tra i dati che maggiormente colpiscono c'è quello relativo all'uso di farmaci; in particolare su 148 detenuti, 120 farebbero regolarmente uso di sedativi o ipnotici, come le benzodiazepine. Dieci persone presentano diagnosi psichiatriche gravi e altrettante fanno regolarmente uso di stabilizzanti dell'umore, antipsicotici o antidepressivi. Antigone precisa comunque che, secondo quanto riferito durante la visita, l'utilizzo delle benzodiazepine sarebbe in diminuzione.
Limitate appaiono anche le opportunità lavorative; alcuni detenuti vengono impiegati dall'Amministrazione penitenziaria per spesa, cucina, pulizie, manutenzione e giardinaggio, con lavori a rotazione e per periodi brevi. Soltanto tre lavorano invece per ditte esterne, uno nel panificio e due nella lavanderia. Nel periodo estivo i corsi di formazione professionale risultavano sospesi, mentre per l'autunno è prevista l'attivazione di nuovi percorsi professionalizzanti.
Sono invece presenti attività scolastiche che comprendono pre-alfabetizzazione, potenziamento della lingua italiana, scuola media e biennio professionale, oltre ad alcune iniziative culturali e ricreative quali corso di lettura, attività psico-educativa, fitness, giornalismo e gruppo SerD.
La quotidianità detentiva resta però uno degli aspetti critici evidenziati da Antigone. Soltanto nella sezione C2, quella a trattamento intensificato, le celle rimangono aperte almeno otto ore al giorno; nelle altre cinque sezioni ordinarie di media sicurezza le camere di pernottamento restano chiuse. In nessuna sezione, inoltre, vengono effettuate almeno quattro ore d'aria al giorno e durante l'estate, con le attività scolastiche e formative sospese e le opportunità lavorative ridotte, molti detenuti trascorrono quindi gran parte del tempo nelle proprie celle.
Una situazione che, secondo la fotografia scattata da Antigone, restituisce dunque un carcere sostanzialmente al limite della propria capienza ma non sovraffollato, nel quale le criticità più marcate riguardano piuttosto la manutenzione ordinaria e straordinaria, alcuni spazi detentivi, la qualità della vita quotidiana in generale e la scarsità di occasioni di lavoro e formazione.




