"Ci tengo a dirlo: questo libro nasce su tre pilastri". Isabella Rosa Pivot ha presentato così Viola, la sua ultima opera edita da Edizioni Pedrini, durante il secondo appuntamento di Cave à Lire, la rassegna letteraria inserita nel programma di Cave Culture. L’incontro si è svolto mercoledì 29 luglio negli spazi de La Cave, in via Jean-Baptiste de Tillier ad Aosta. A dialogare con la scrittrice valdostana è stata la giornalista Genny Perron (nella foto sotto seconda da dx vicino a Pivot con la 'squadra' di Cave à lire'); organizzata in collaborazione con la cartolibreria BrivioDue, la presentazione ha accompagnato il pubblico alla scoperta dei personaggi e dei significati più profondi del romanzo.
Pubblicato nel 2026, Viola è ambientato a Clavemont, un paese immaginario tra le montagne del Vallese. La vita di Émile e Odile sembra trascorrere immobile, almeno in superficie, fino all’arrivo di Viola, destinato a rompere un equilibrio costruito su silenzi, desideri, ricordi e verità rimaste nascoste.
Il romanzo, composto da 410 pagine, si muove tra dimensione realistica e suggestioni oniriche, affrontando la solitudine, le relazioni umane, l’invecchiamento e il bisogno di appartenere a una comunità. Clavemont richiama inevitabilmente i piccoli paesi della Valle d’Aosta, ma la scelta di non ambientare direttamente il libro nella regione è stata consapevole.
"Non ho voluto ambientarlo in Valle d’Aosta perché, con i precedenti romanzi, mi sono accorta che chi mi conosce tende a sovrapporre quello che scrivo alla mia vita - ha spiegato Isabella Rosa Pivot -. Non volevo che la storia venisse collegata alla mia famiglia, anche se è vero che ero molto legata ai miei nonni".
La comunità in una società sempre più sola
Il primo pilastro di Viola è la comunità, sempre più fragile in una società nella quale le persone sono costantemente connesse, ma spesso anche profondamente sole. "Non sappiamo più il nome del vicino", ha osservato l’autrice. "Viviamo in un condominio e molto spesso non sappiamo neppure chi ci abita. Non abbiamo più una comunità di supporto sulla quale contare nelle diverse situazioni della nostra vita". Una rete di rapporti che in passato rappresentava un riferimento quotidiano e che oggi riesce ancora a sopravvivere soprattutto nei piccoli paesi. "In passato la comunità era presente. Sopravvive ancora in alcune realtà, ma chissà per quanto", ha aggiunto Pivot.
Il ruolo degli anziani al centro di 'Viola'
Il secondo pilastro è il ruolo degli anziani, considerato dall’autrice il vero tema centrale del romanzo. In una società che esalta la giovinezza e cerca continuamente di allontanare l’idea dell’invecchiamento, le persone anziane rischiano di essere messe ai margini e considerate un peso, anziché una risorsa. "In passato avevano un ruolo decisivo ed erano elementi fondamentali, anche soltanto per la saggezza che portavano con sé. Oggi, invece, vengono spesso messi da parte", ha sottolineato Isabella Rosa Pivot.
È questo, più degli altri, il concetto attorno al quale è stata costruita l’opera: "Per me il tema più importante è proprio il ruolo dell’anziano. La comunità rappresenta il contorno del discorso, ma questo è il concetto chiave".
La scelta si riflette nei protagonisti di Viola. Il romanzo mette al centro personaggi anziani, raccontandone senza reticenze passioni, conflitti, gelosie, desideri e fragilità. Figure che non vivono soltanto di memoria, ma continuano ad amare, soffrire, scegliere e cercare il proprio posto nel mondo.
La fede come bisogno di credere in qualcosa
Il terzo pilastro del romanzo è la fede, intesa non necessariamente come appartenenza alla religione cattolica, ma come capacità di credere in qualcosa. "Avere un credo è importante perché guida le nostre azioni e ci spinge a comprendere, o almeno ad avere voglia di comprendere, anche l’altro", ha spiegato la scrittrice. Comunità, anziani e fede diventano così tre prospettive attraverso le quali Viola osserva la solitudine contemporanea e il bisogno, ancora profondamente umano, di sentirsi parte di qualcosa.




