La carenza dei medici di medicina generale in Valle d'Aosta rappresenta un problema strutturale che non può essere affrontato con "facili banalizzazioni" né attribuito a presunte lentezze amministrative dell'Azienda Usl. È il messaggio contenuto in una nota diffusa oggi dall'Azienda sanitaria regionale dopo le polemiche emerse nelle ultime settimane, in particolare in relazione alla cessazione dell'attività di un medico di famiglia nel comune di Nus, per il ritorno del quale è in corso una raccolta firme da parte dell'associazione 'La Nave dei disperati' di Mario Pitrolino.
L'Usl sottolinea di comprendere le preoccupazioni dei cittadini che si trovano senza il proprio medico di riferimento, ma invita a evitare interpretazioni localistiche di una criticità che riguarda l'intero Servizio sanitario nazionale. Secondo l'Azienda, far credere che il problema possa essere risolto "con semplici sollecitazioni o petizioni" rischia di alimentare "aspettative irrealistiche" e di compromettere "la fiducia nel sistema sanitario e nei professionisti" che continuano a garantire l'assistenza nonostante la cronica carenza di personale.
Attualmente, evidenzia la nota, in Valle d'Aosta mancano circa trenta medici di medicina generale rispetto al fabbisogno previsto. L'Azienda ricorda che i medici di famiglia sono liberi professionisti convenzionati con il Servizio sanitario nazionale: l'USL individua le sedi carenti, pubblica gli incarichi e mette a disposizione le risorse previste dall'Accordo collettivo nazionale, ma non può obbligare i professionisti ad accettare gli incarichi disponibili.
Il rapporto considerato ottimale dalla normativa è di un medico ogni 1.200 assistiti, numero che può salire fino a 1.800 soltanto con il consenso del professionista. Tutte le regole che disciplinano massimali, compensi, modalità di cessazione dell'attività ed eventuali proroghe sono fissate dal contratto nazionale e non possono essere modificate attraverso decisioni locali.
Per questo motivo, ribadisce l'Usl, attribuire l'attuale situazione a una presunta inerzia amministrativa significa fornire una rappresentazione non corretta della realtà. La vera criticità, spiega l'Azienda, non è l'assenza di incarichi disponibili, ma la mancanza di medici disposti a ricoprirli, fenomeno che interessa tutta Italia e che riguarda anche altre professioni sanitarie, come quella infermieristica.
L'Azienda assicura di lavorare costantemente per individuare nuovi professionisti, anche provenienti da fuori Valle d'Aosta, attraverso tutti gli strumenti consentiti dalla normativa. Parallelamente evidenzia il contributo dei medici già in servizio, molti dei quali hanno accettato di assistere un numero di pazienti superiore al rapporto ottimale, garantendo la continuità delle cure in una fase particolarmente complessa.
Per quanto riguarda il caso di Nus, l'Usl precisa che il medico di medicina generale prossimo alla cessazione del rapporto di convenzione conclude la propria attività nel rispetto delle disposizioni previste dal contratto nazionale. L'ambito territoriale che comprende Nus e i comuni limitrofi era già stato individuato come zona carente con la pubblicazione sul Bollettino ufficiale della Regione del 24 giugno scorso. Due professionisti hanno manifestato interesse per gli incarichi e le relative procedure sono attualmente in corso secondo le tempistiche previste dalla normativa.
Qualora tali disponibilità non dovessero concretizzarsi, l'Azienda assicura di essere pronta ad attivare gli ulteriori strumenti previsti dalla legge. Nell'immediato, inoltre, prevede di avviare già nelle prossime settimane a Nus un servizio di prossimità attraverso il supporto dell'Unità di Continuità Assistenziale-UCA le cui modalità operative saranno illustrate con un successivo comunicato.
L'Usl conclude ribadendo l'impegno a utilizzare ogni strumento disponibile per reperire nuovi medici di medicina generale e, nel frattempo, a organizzare l'assistenza con le risorse esistenti, cercando di garantire la continuità delle cure ai cittadini valdostani.




