Economia - 01 agosto 2026, 06:37

Crisi idrica, la Valle resta in affanno; perso il 20% della disponibilità d'acqua

Crisi idrica, la Valle resta in affanno; perso il 20% della disponibilità d'acqua

La crisi idrica continua a mordere la Valle d'Aosta. Nonostante alcune precipitazioni abbiano evitato un aggravamento dell'emergenza e l'approvvigionamento di acqua potabile resti, al momento, sotto controllo, gli ultimi dati dell'Osservatorio permanente per gli utilizzi idrici del distretto del Po delineano un quadro che continua a destare forte preoccupazione, soprattutto per il comparto agricolo e per le riserve di acqua regionali.

Secondo il monitoraggio coordinato dall'Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, negli ultimi sei mesi la disponibilità complessiva di risorsa idrica in Valle d'Aosta è diminuita del 20% rispetto ai valori di riferimento. A confermarlo sono anche le portate della Dora Baltea, che si mantengono inferiori alla media stagionale, segnale di un sistema idrico ancora in sofferenza nonostante la stagione di fusione dei ghiacciai.

A pesare è soprattutto la persistente scarsità di precipitazioni nevose durante l'inverno, unita alle temperature elevate della primavera e dell'inizio dell'estate, che hanno anticipato la fusione del manto nevoso e ridotto l'apporto naturale ai corsi d'acqua. Un quadro che presenta diverse analogie con quello registrato nel 2022, anno ricordato come uno dei più critici sotto il profilo della siccità.

Le conseguenze più evidenti si registrano nel settore agricolo. Continuano infatti a soffrire gli alpeggi, dove produzione di foraggio e crescita dei pascoli restano insufficiente in numerose aree della nostra regione. Gli allevatori devono fare i conti con una disponibilità ridotta di erba destinata all'alimentazione del bestiame, con inevitabili ripercussioni sull'intera filiera zootecnica e agroalimentare valdostana. Nei territori maggiormente colpiti il calo della produttività dei pascoli è già stato indicato come particolarmente significativo dagli organismi tecnici regionali.

Preoccupano anche le riserve accumulate nei grandi invasi idroelettrici; il livello di riempimento complessivo dei bacini è attualmente fermo al 45%, un valore inferiore di ben 35 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Si tratta di una riduzione che limita il margine di sicurezza in vista della seconda parte dell'estate e dell'autunno e che viene osservata con particolare attenzione sia dal comparto energetico sia dagli enti che gestiscono la risorsa idrica.

Nelle scorse settimane la Regione aveva già riunito l'Osservatorio regionale sulla crisi idrica, confermando che la situazione viene monitorata costantemente attraverso il confronto tra amministrazioni, Arpa, Centro funzionale regionale, Consorzio Bim, Cva e rappresentanti del mondo agricolo. L'obiettivo è quello di seguire l'evoluzione delle portate dei corsi d'acqua, dello stato dei ghiacciai e delle riserve disponibili, così da poter intervenire tempestivamente qualora il quadro dovesse peggiorare.

Per ora non emergono particolari criticità nell'erogazione dell'acqua potabile ai centri abitati, ma gli esperti sottolineano come le prossime settimane saranno determinanti. Molto dipenderà dall'andamento meteorologico di agosto e dalla frequenza delle precipitazioni, che potrebbero contribuire a rallentare il progressivo impoverimento delle riserve idriche e a contenere gli effetti della siccità sul territorio valdostano.

pa.ga.

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