Secondo Enalcaccia, il nodo non riguarda tanto le opinioni espresse dalla direttrice artistica, quanto il luogo e il ruolo da cui vengono formulate. "Una manifestazione culturale dovrebbe aiutare a comprendere la complessità della realtà, offrire strumenti di riflessione e stimolare il pensiero critico, evitando che il prestigio conquistato attraverso la cultura diventi il veicolo per orientare il giudizio del pubblico su questioni ancora oggetto di confronto parlamentare e scientifico", scrive Diano.
Nel comunicato viene riconosciuto il valore del tema scelto quest'anno dal festival, dedicato alla figura di San Francesco e al rapporto tra uomo e natura. Enalcaccia sottolinea però di non condividere l'accostamento tra il messaggio francescano e una critica alla proposta di riforma della legge 157 del 1992. Secondo l'associazione, il piano spirituale e quello della gestione faunistica appartengono a dimensioni differenti: il primo riguarda il rapporto etico con il creato, il secondo compete al legislatore, alla ricerca scientifica e alle istituzioni.
Il passaggio centrale del documento dell'ente venatorio riguarda lo stambecco. Per Enalcaccia, nell'intervista l'animale viene presentato come il simbolo di una scelta da respingere, senza ricordare che sulla questione esistono atti pubblici del Consiglio regionale e valutazioni tecniche di Ispra, che hanno ritenuto ipotizzabile un eventuale prelievo selettivo entro rigorosi limiti di sostenibilità. L'associazione sostiene che questi elementi siano indispensabili per comprendere un dibattito che, a suo giudizio, è molto più articolato di quanto emerga dall'intervista.
Nel comunicato trova spazio anche un riferimento allo zoologo Luigi Boitani, citato dalla direttrice artistica del festival. Enalcaccia osserva che il pensiero dello studioso dovrebbe essere considerato nella sua interezza, ricordando come la sua attività scientifica sia fondata sul principio della gestione della fauna attraverso monitoraggi, dati e valutazioni tecniche.
Più in generale, l'associazione denuncia quella che definisce una tendenza crescente a utilizzare festival, mostre ed eventi culturali dedicati alla biodiversità come occasione per proporre messaggi contrari alla caccia o a specifiche iniziative legislative. Una scelta che Enalcaccia definisce legittima, ma che ritiene debba essere riconosciuta come una presa di posizione e non confusa con la divulgazione culturale.
Il comunicato si conclude ribadendo che la riforma della legge 157 seguirà il proprio iter parlamentare e che spetterà al Parlamento decidere se approvarla, modificarla o respingerla. Per Enalcaccia, proprio per questo motivo la cultura dovrebbe contribuire ad ampliare la comprensione dei problemi, senza suggerire al pubblico quale giudizio esprimere su questioni ancora aperte nel confronto democratico. Ovviamente, si attende controreplica.