Religio et Fides - 26 luglio 2026, 06:03

Vetrate della Sagrada Familia; Antoni Gaudì (1852-1926)

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

'Sagrada Familia', giugno 2026 -  Antoni Gaudì (1852-1926)

'Sagrada Familia', giugno 2026 - Antoni Gaudì (1852-1926)

Prima lettura e Vangelo mettono in luce il tema del saper scegliere, dell’essere in grado di distinguere ciò che è prioritario da ciò che non lo è, e anche il bene dal male. Nel testo tratto dal primo libro dei Re, il Signore propone al giovane re Salomone di chiedergli ciò che desidera, e il sovrano non pretende chissà quali poteri o ricchezze, ma domanda per sé la capacità di saper discernere il bene dal male.

Nel brano di Matteo, Gesù utilizza alcune immagini per rivelarci qualcosa del regno dei cieli, che non è un luogo dell’aldilà, bensì è qualcosa che riguarda il presente, il modo di stare al mondo. Siamo liberi di decidere come vivere: ascoltare solo noi stessi e seguire una mentalità esclusivamente materialista, oppure abbracciare ciò che ci ha insegnato il Vangelo.

Nel testo si racconta di un uomo che trova un tesoro in un campo e vende tutto per avere quel terreno; un mercante trova una perla di grande valore e investe tutti i suoi averi per acquistarla; alcuni pescatori tirano a riva del pesce nella rete e si mettono a distinguere i buoni dai cattivi. La traduzione, in realtà, fa riferimento a pesci marci.

Anche noi, come Salomone, dobbiamo chiedere ogni giorno a Dio quella luce necessaria per comprendere ciò che davvero conta nella vita ed individuare ciò che è secondario, superfluo o, peggio, dannoso per noi e per chi ci sta accanto. Disperdiamo spesso molte energie e ci complichiamo l’esistenza perché sovente corriamo dietro a tutto, senza chiederci per cosa valga davvero la pena spendersi ed affannarsi.

Gaudí, quando ha progettato la Sagrada Familia, si è ispirato al gotico superandolo: è riuscito a eliminare elementi esterni, come contrafforti e archi rampanti, che considerava come stampelle, utilizzando la sua struttura interna ad albero per alleggerire i carichi. Il desiderio di modernizzare lo stile si può riscontrare nell'uso della luce naturale che inonda l’aula attraverso le numerose vetrate: quelle più basse, con colori intensi e decorate con i nomi dei santi e dei santuari, in modo che siano di facile lettura per i fedeli; quelle superiori, invece, non sono colorate e non hanno scritte, in modo da consentire al sole di illuminare le volte decorate con mosaici, evidenziandone l’altezza e rafforzando la sensazione di verticalità, assecondando così il desiderio dell'architetto di creare uno stretto legame tra cielo e terra, tra uomo e divinità.

Lo stesso Gaudí, a tal proposito, scrisse: “Alla Sagrada Familia coloriamo solo le parti inferiori e i punti non colpiti direttamente dal sole. Le parti superiori saranno colorate naturalmente, poiché la luce del sole è un grande pittore e nella nostra regione dipinge con colori davvero meravigliosi. Ci saranno vetrate di ogni tipo: quelle inferiori saranno dai colori intensi, mentre quelle superiori saranno trasparenti, in modo da illuminare le volte a mosaico”.

Sovente, quando preghiamo, arriviamo dinanzi a Dio con richieste preconfezionate, convinti di sapere già cosa sia giusto fare, certi delle nostre convinzioni, mentre in realtà dovremmo presentarci con un cuore più aperto e disponibile, per guardare sotto la sua luce l’esistenza intensa, ricca di occasioni, di impegni, di responsabilità, di scelte da compiere, di desideri da inseguire. Occorre ogni tanto fermarsi per fare il punto, fare chiarezza, fare sintesi.

Riprendo una frase che ho citato tempo fa, è di Steve Jobs: “La vera innovazione è saper dire no a mille cose”. Libertà e saggezza consistono nel saper scegliere, mentre sovente crediamo che per essere felici occorra far tutto, non rinunciare a nulla. Forse saremmo davvero più sereni se imparassimo a selezionare di tanto in tanto.

Non lo si può fare da soli, ascoltando solo noi stessi o semplicemente il nostro istinto, ma occorre chiedere aiuto anche al Signore: pregare per chiedergli quella luce necessaria per guardare la vita con altri occhi, per scoprirne le sfumature, le varie tonalità e fare i dovuti distinguo. Di tanto in tanto occorre fermarsi e, insieme al Signore, riconoscere i tesori della nostra vita, le persone preziose, le scelte importanti; distinguere ciò che ci fa bene da ciò che ci danneggia, cosa conservare e cosa cambiare; riconoscere quelle nervature che tengono in piedi l’edificio complesso ed affascinante della nostra esistenza.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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