Sanità - 24 luglio 2026, 12:17

Aosta, la Usl rafforza il team per gli accessi vascolari

Cure più sicure e meno complicanze per i pazienti cronici; da sn l'infermiere Stefano Piccinno, i medici Roberta Netto e Alessandra Cena e l'infermiera Federica Guidetti

Il team degli accessi vascolari

Il team degli accessi vascolari

L'Azienda Usl della Valle d'Aosta rafforza il proprio team aziendale per gli accessi vascolari, un gruppo multidisciplinare specializzato nella gestione dei dispositivi utilizzati per la somministrazione di terapie endovenose e per l'esecuzione di prelievi di sangue, con l'obiettivo di rendere le cure più sicure, ridurre le complicanze e migliorare la continuità assistenziale tra ospedale e territorio.

Il progetto sarà diretto dalla dottoressa Roberta Netto, medico della Struttura complessa di Anestesia e Rianimazione dell'ospedale regionale 'Umberto Parini' di Aosta, affiancata dalla dottoressa Alessandra Cena e dagli infermieri Federica Guidetti e Stefano Piccinno, professionisti con competenze specifiche nel settore degli accessi vascolari.

Gli accessi vascolari rappresentano uno strumento fondamentale nella pratica clinica moderna. Consentono infatti di raggiungere il sistema venoso e, in alcuni casi, quello arterioso per somministrare farmaci, liquidi, nutrizione artificiale, trasfusioni, chemioterapia e, quando possibile, effettuare prelievi ematici evitando ai pazienti ripetute punture. La scelta del dispositivo più appropriato dipende da numerosi fattori, tra cui le condizioni cliniche della persona, il tipo di terapia prevista, la sua durata e il luogo in cui verrà effettuata.

"Un accesso vascolare non è soltanto una procedura tecnica, ma una parte fondamentale del percorso assistenziale", spiega la responsabile del progetto, Roberta Netto. "Disporre di un team specializzato permette di intervenire precocemente, ridurre le complicanze e garantire maggiore sicurezza, comfort e continuità delle cure". L'iniziativa nasce dalla crescente necessità di assistere pazienti sempre più anziani e affetti da patologie croniche o oncologiche che richiedono trattamenti prolungati, spesso anche al proprio domicilio, e che presentano frequentemente difficoltà nell'accesso venoso.

Per il direttore sanitario dell'Azienda Usl, Mauro Occhi (foto sopra), il valore del progetto va oltre gli aspetti strettamente clinici: "Non si tratta solamente di competenze tecniche, ma di rendere meno gravosi i percorsi di cura delle persone che convivono con malattie di lunga durata. Nella riconoscenza dei pazienti rimangono anche quei professionisti che si impegnano ogni giorno per ridurre il disagio legato alle terapie".

Grazie alla presenza di personale altamente formato, l'Usl punta a diminuire le infezioni e le altre complicanze correlate ai cateteri, limitare le interruzioni dei trattamenti, evitare ricoveri non necessari e favorire la prosecuzione delle terapie endovenose in day hospital, nelle strutture territoriali o direttamente a domicilio. L'obiettivo è anche quello di velocizzare i percorsi di presa in carico, ridurre la durata delle degenze ospedaliere e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Il team seguirà ogni fase del percorso assistenziale, dalla valutazione dell'appropriatezza dell'impianto alla scelta del dispositivo più indicato, fino al monitoraggio nel tempo, alla gestione di eventuali complicanze infettive, trombotiche o meccaniche e ai controlli periodici. Accanto all'attività clinica saranno potenziate anche la consulenza ai reparti ospedalieri, ai servizi territoriali, alle strutture residenziali e all'assistenza domiciliare, oltre alla formazione rivolta agli operatori sanitari, ai pazienti e ai loro familiari.

Il progetto consolida un'esperienza avviata nel 2009, quando alcuni medici e infermieri della Struttura di Anestesia e Rianimazione iniziarono, su base volontaria, a sviluppare un servizio dedicato agli accessi vascolari. Da allora l'attività è cresciuta costantemente, passando dai 138 impianti effettuati nel primo anno ai 712 registrati nel 2025, segno dell'aumento delle competenze e della crescente richiesta proveniente sia dall'ospedale sia dal territorio.

Il gruppo fa inoltre parte della rete nazionale PICC Italia, che garantisce assistenza ai pazienti portatori di cateteri centrali a inserzione periferica anche quando si trovano lontano dalla struttura sanitaria di riferimento. Dal 2023, in collaborazione con l'Oncologia, è stato avviato anche l'impianto dei PICC-Port, dispositivi completamente impiantabili attraverso una vena periferica che consentono di personalizzare ulteriormente il trattamento dei pazienti oncologici.

Negli ultimi due anni sono stati formati oltre 200 infermieri impegnati sia in ospedale sia nei servizi territoriali, mentre il nuovo progetto prevede anche l'aggiornamento delle procedure aziendali, la creazione di una banca dati dedicata agli impianti e alle complicanze e l'estensione progressiva del servizio oltre il presidio ospedaliero, rafforzando ulteriormente l'integrazione tra ospedale e assistenza sul territorio.

red.laprimalinea.it

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