Cominciano a delinearsi anche le conclusioni investigative sull'esplosione che lunedì 20 luglio ha devastato un garage nella frazione collinare di Arpuilles, ad Aosta, provocando il ferimento di cinque persone e il ricovero in ospedale del vigile del fuoco Michel Charbonnier e del cognato Eric Centelleghe.
Nelle scorse ore i Vigili del fuoco hanno trasmesso alla Polizia di Stato (incaricata degli accertamenti giudiziari) la relazione tecnica sull'incendio e sulla successiva deflagrazione, documento che è stato acquisito dalla Procura di Aosta, la quale ha aperto un fascicolo modello 45, cioè un procedimento conoscitivo privo di ipotesi di reato e senza persone indagate. Il fascicolo si trova ancora all'esame del procuratore capo Luca Ceccanti e, salvo elementi nuovi, potrebbe essere archiviato in tempi relativamente brevi senza l'iscrizione di alcun nominativo nel registro degli indagati.
La relazione dei Vigili del fuoco, frutto dei sopralluoghi e delle verifiche tecniche effettuate dopo l'incidente, confermerebbe sostanzialmente la ricostruzione già emersa nei giorni scorsi sull'origine dell'evento, ma aggiungerebbe un elemento destinato a incidere in modo significativo sulla valutazione delle eventuali responsabilità.
Secondo gli accertamenti, il principio d'incendio sarebbe effettivamente partito dalla Renault Zoe elettrica parcheggiata nel garage, presumibilmente a causa di un guasto elettrico sviluppatosi nella batteria di trazione. Il rogo avrebbe progressivamente saturato il locale di fumo, gas caldi e prodotti della combustione fino a creare le condizioni che hanno preceduto la violentissima esplosione.
In un primo momento era sembrato che la deflagrazione fosse stata determinata dall'apertura del portone del garage, gesto che avrebbe consentito l'ingresso improvviso di una grande quantità di ossigeno, innescando il cosiddetto ritorno di fiamma e, successivamente, l'esplosione del serbatoio della Fiat Panda ibrida custodita accanto all'auto elettrica. La relazione tecnica, però, ridimensionerebbe il peso determinante di quella circostanza.
Gli specialisti dei Vigili del fuoco avrebbero infatti accertato che alcuni vetri della rimessa risultavano già danneggiati prima dell'incidente. Attraverso quelle aperture l'aria continuava già a entrare nel locale durante lo sviluppo dell'incendio, in altre parole, l'ossigeno necessario ad alimentare il rogo era comunque presente e avrebbe continuato ad affluire anche senza l'apertura del portone.
Secondo questa impostazione tecnica, l'apertura della porta potrebbe avere accelerato il momento della deflagrazione, ma non ne avrebbe costituito la causa esclusiva. L'incendio, alimentato dal progressivo afflusso di aria attraverso i vetri già rotti, avrebbe infatti trovato comunque, prima o poi, una quantità di ossigeno sufficiente a provocare la violenta esplosione.
Si tratta di una conclusione tutt'altro che secondaria sotto il profilo giuridico; se la deflagrazione era destinata a verificarsi indipendentemente dal comportamento di chi, in quei concitati istanti, ha aperto il garage per capire cosa stesse accadendo, diventa infatti molto difficile individuare un nesso causale diretto tra l'azione di una persona e le gravissime conseguenze dell'esplosione.
È proprio questo uno degli aspetti che starebbe orientando le valutazioni della Procura; il procedimento aperto come modello 45 ha infatti natura esclusivamente conoscitiva e serve a raccogliere gli elementi necessari per ricostruire i fatti senza formulare, almeno allo stato, alcuna contestazione penale. In assenza di profili di colpa riconducibili a comportamenti umani specifici, il fascicolo potrebbe quindi essere definito con un'archiviazione senza mai trasformarsi in un procedimento contro ignoti o contro persone identificate.
Resta naturalmente da completare ogni ulteriore verifica tecnica, ma il quadro che emerge appare ormai sempre più definito: il rogo avrebbe avuto origine da un guasto alla vettura elettrica, mentre la devastante esplosione sarebbe stata favorita dall'inevitabile afflusso di ossigeno in un ambiente ormai saturo di gas e calore, una condizione che, secondo gli esperti, si sarebbe comunque verificata anche in assenza dell'apertura del portone del garage. Una ricostruzione che, se definitivamente confermata, sposterebbe l'attenzione dalle eventuali responsabilità individuali alla dinamica fisica di un evento che, una volta innescato l'incendio, avrebbe avuto uno sviluppo difficilmente evitabile.





