Religio et Fides - 19 luglio 2026, 06:03

Il cipresso – Albero della Vita, Sagrada Familia

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

'Sagrada Familia', giugno 2026 -  Antoni Gaudì (1852-1926)

'Sagrada Familia', giugno 2026 - Antoni Gaudì (1852-1926)

L’agire di Dio non è mai frettoloso, impulsivo, vendicativo ma come evidenziano la prima lettura e il salmo, Egli agisce nella storia sempre mosso dalla misericordia che si muove lentamente ma con effetto. La parola Misericordia, etimologicamente, significa avere un cuore che si muove verso; quello di Dio è sempre in movimento per farsi vicino a noi ed aiutarci a trasformare la vita in qualcosa di bello pur sapendo che spesso ci perdiamo ma Lui non demorde. Dio è sempre all’opera, lavora pazientemente nell’esistenza di ogni individuo ma sovente rischiamo di dimenticarcelo perché il nostro sguardo è troppo superficiale. Nel brano di Vangelo, Gesù racconta tre parabole che riguardano tre tentazioni che si possono insinuare nel gruppo dei discepoli ma anche in noi facendoci cadere nel perfezionismo o nello scoraggiamento. La prima è la tentazione del voler risolvere le situazioni con i metodi umani, a modo nostro, con la forza, a colpi d’ascia. Nel mondo esiste il male ma non lo si estirpa con la violenza, additando le persone, bensì impegnandoci nel nostro piccolo a fare la nostra parte, contribuendo a seminare grano anche se in noi e attorno a noi vediamo zizzania; significa credere che anche là dove sembra esserci soltanto il male, in realtà Dio, nella sua misericordia e con il suo Santo Spirito, lavora silenziosamente come soltanto Lui sa fare. San Paolo, nella seconda lettura, afferma: “Fratelli, lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili”. Di fronte a certe situazioni, presi della fretta pensiamo che non vi sia nulla da fare, mentre invece lo Spirito lavora con modalità inattese anche in quei campi dove tutto sembra perduto. La seconda tentazione è quella della grandezza che corrisponde alla parabola del piccolissimo chicco di senape: Dio non agisce nella storia in modo eclatante e con effetti speciali ma attraverso il lavoro silenzioso, umile e spesso invisibile di tanti uomini e donne che si impegnano, spesso anche a costo della libertà e della vita, per la giustizia, per difendere gli ultimi, per la pace, per il rispetto dei diritti umani, della vita e dell’ambiente. Quante volte abbiamo l’impressione che il mondo sia soltanto dominato dal male ma tutto ciò è falso, è una tentazione che il maligno ama infondere nei cuori e nelle menti per scoraggiarci, per farci credere che non vale la pena impegnarsi perché tutto è ritenuto marcio. La terza ed ultima tentazione corrisponde alla parabola del lievito che una donna mescola in tre misure di farina, circa 40 kg… una bella quantità! Ecco, questa unità si ritrova in tre episodi dell’Antico Testamento che riguardano la realizzazione di ciò che era ritenuto impossibile: Abramo e Sara quando Dio annuncia loro che avranno un figlio nonostante la loro età avanzata; Gedeone che viene chiamato a liberare Israele; Anna che seppur sterile partorirà Samuele. Significa che non c’è situazione che possiamo definire e giudicare a priori impossibile e senza speranza! Vale per noi e per gli altri! È credere che Dio può suscitare amore, bontà e bellezza anche di fronte ad uno sguardo frettoloso e giudicante che rende apparentemente tutto negativo. Quante volte come singoli o come Chiesa rischiamo di incasellare le situazioni e le persone fermandoci alle apparenze, mancando di speranza nei confronti di Dio che può compiere meraviglie ovunque. Chi siamo noi per giudicare? Sulla cima della facciata della Natività della Sagrada Familia si erge un enorme cipresso, rappresenta l'Albero della Vita, è sormontato da una croce a forma di tau e una X che rappresenta il Padre che abbraccia il Figlio. Sopra il tau c’è la colomba che allude allo Spirito Santo. La Trinità mossa dall’amore per l’umanità è sempre al lavoro per suscitare vita anche dove sembra esserci soltanto il male, il peccato, la morte e noi dobbiamo crederci e collaborare. Il cipresso è come un dito levato verso il cielo, e ci ricorda che non dobbiamo mai disperare.  Non a caso è un albero spesso posto nei pressi dei cimiteri oltre al fatto che le sue radici non danneggiano le tombe. Non è un caso che Gaudì l’abbia posto sulla cima della facciata della Natività dove si celebra la via divina che incontra l’umanità e desiderando di farlo anche oggi e sempre. Sopra di esso vi sono delle colombe che ci ricordano che tutti possiamo trovare rifugio e attingere forza dalla vita trinitaria dalla quale proveniamo. 

 -----------------------------------------------------------------------------------------

Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

SU