Ambiente - 18 luglio 2026, 09:40

2026; nuovo caldo record secondo il climatologo Hansen

La previsione si inserisce in un contesto ormai consolidato: da diversi anni, le analisi climatiche mostrano un susseguirsi di nuovi record di temperatura

Immagine generata con I.A.

Immagine generata con I.A.

James Hansen, il climatologo che negli anni Ottanta portò per la prima volta davanti al Congresso degli Stati Uniti la questione del riscaldamento globale, ha diffuso una nuova previsione destinata a inserirsi nel quadro delle tendenze climatiche degli ultimi anni. Secondo Hansen, il 2026 potrebbe diventare l’anno più caldo mai registrato, superando il primato del 2024. A determinare questo possibile nuovo record sarebbe la combinazione tra il riscaldamento globale di lungo periodo e l’arrivo di un super El Niño, un fenomeno ciclico del Pacifico che, quando si intensifica, contribuisce ad aumentare la temperatura media del pianeta.

Il 2024 ha rappresentato un passaggio significativo, perché per la prima volta la temperatura globale ha superato in modo stabile la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli pre-industriali. Hansen ritiene che il 2026 possa ripetere e ampliare questa dinamica, spinto da un’anomalia termica del Pacifico che alcuni modelli considerano particolarmente intensa. Il possibile super El Niño previsto per la seconda metà dell’anno potrebbe quindi accentuare ulteriormente la tendenza già osservata negli ultimi decenni.

La previsione si inserisce in un contesto ormai consolidato: da diversi anni, le analisi climatiche mostrano un susseguirsi di nuovi record di temperatura. L’annuncio di un altro anno più caldo del precedente non rappresenta più un evento inatteso, ma una conferma di un andamento che la comunità scientifica monitora da tempo. Hansen, oggi 85enne, continua a contribuire a questo monitoraggio fornendo stime e interpretazioni basate sui dati più recenti e sui modelli climatici disponibili.

Il suo intervento non introduce elementi di sorpresa, ma aggiorna il quadro delle proiezioni globali, indicando il 2026 come possibile nuovo punto di riferimento nella serie storica delle temperature.

In questo senso, la previsione non mira a generare allarme, bensì a descrivere l’evoluzione attesa del clima in relazione ai fenomeni naturali e ai trend osservati.

red.laprimalinea.it

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