Il giudice del Tribunale di Aosta Paolo Bernardini ha condannato il Comune di Saint-Rhémy-en-Bosses a realizzare gli interventi necessari per eliminare il dissesto che da anni interessa l'abitazione della 72enne residente Irene Jacquin, in località Marcelline, ritenendo l'Amministrazione responsabile, quale custode della strada comunale, dei danni provocati al fabbricato dall'opera pubblica.
Con la sentenza 188 del 2026, depositata il 23 giugno scorso, viene accolta la richiesta di Jacquin, proprietaria dell'immobile - assistita dai legali Danilo Pastore del foro di Ivrea ed Elena Dondeynaz, del foro aostano - che denunciava come l'ampliamento della strada comunale di Pontaramey, eseguito negli anni Novanta, avesse alterato gli equilibri del versante sovrastante, provocando il progressivo deterioramento dei muri di sostegno della propria abitazione.
Nel corso del processo è emerso che già nel 2009 il Comune era a conoscenza della situazione; i tecnici incaricati avevano infatti rilevato il dissesto e disposto il puntellamento del muro prospiciente l'abitazione, intervento provvisorio rimasto però in essere fino a oggi.
Determinante è risultata la consulenza tecnica d'ufficio, secondo la quale il cedimento è riconducibile a una pluralità di fattori legati alla modifica della sede stradale: l'aumento dei carichi sul versante, problemi di drenaggio delle acque e la mancata realizzazione di opere definitive di consolidamento. Il consulente ha inoltre evidenziato come l'allargamento della carreggiata abbia consentito il transito di mezzi più pesanti, modificando l'equilibrio statico dell'area e aggravando nel tempo il dissesto.
Il Tribunale ha ritenuto applicabile l'articolo 2051 del Codice civile, che disciplina la responsabilità del custode. Secondo il giudice, il Comune non è riuscito a dimostrare che il danno fosse dovuto a cause estranee alla propria sfera di controllo; per questo è stato ordinato all'ente di eseguire tutte le opere individuate dal consulente tecnico, consistenti nella realizzazione di una paratia di micropali, nuovi sistemi di drenaggio, demolizione e ricostruzione dei muri di sostegno e ulteriori interventi di consolidamento del versante, per un costo stimato di circa 465 mila euro.
Il Comune aveva sostenuto che il diritto al risarcimento fosse ormai prescritto, ma il Tribunale ha respinto l'eccezione; secondo il giudice non si tratta di un illecito esaurito nel momento in cui vennero eseguiti i lavori di ampliamento della strada, bensì di una situazione permanente, alimentata dalla persistente omissione degli interventi necessari alla messa in sicurezza; di conseguenza il termine di prescrizione non ha iniziato a decorrere. Pur riconoscendo la responsabilità del Comune e imponendo l'esecuzione delle opere, il Tribunale ha invece respinto la richiesta di risarcimento economico per il mancato godimento dell'abitazione. Secondo la sentenza, nel corso del giudizio non è stata fornita una prova sufficiente dell'effettiva impossibilità di utilizzare l'immobile né dell'esistenza di un concreto danno patrimoniale derivante, ad esempio, dalla necessità di reperire un'altra abitazione o dalla perdita di redditi da locazione.
Respinta anche la domanda con cui il Comune chiedeva di essere manlevato dalla propria compagnia assicurativa, Reale Mutua. Il Tribunale ha rilevato che la prima richiesta risarcitoria della proprietaria risaliva al 2018, mentre la polizza prodotta era stata stipulata soltanto nel 2021 e la compagnia era stata coinvolta solo con la chiamata in causa nel dicembre 2022. Circostanze che hanno escluso l'operatività della copertura assicurativa.
Il Comune è stato infine condannato anche al pagamento delle spese processuali in favore della proprietaria e della compagnia assicuratrice, oltre alle spese della consulenza tecnica d'ufficio.




