A sessant'anni dalla tragedia aerea che costò la vita al deputato valdostano Corrado Gex, le nuove indagini della Procura di Cuneo non sembrano destinate a sciogliere definitivamente il mistero sulle cause del disastro.
La perizia disposta dagli inquirenti sui resti dell'esponente dell'Union Valdôtaine ha infatti individuato elementi ritenuti compatibili con la presenza del 'Nervino Classe V2', ma gli stessi consulenti precisano che non esistono le condizioni scientifiche per affermare con certezza che Gex sia stato avvelenato prima dello schianto.
Nella relazione depositata alla Procura si evidenzia come siano state rilevate "tracce coerenti" con la presenza della sostanza, ma viene sottolineato che non è possibile stabilire quale fosse l'eventuale concentrazione del principio attivo nell'organismo al momento dell'incidente; un limite che impedisce di formulare conclusioni definitive sull'ipotesi dell'avvelenamento.
Corrado Gex morì il 25 aprile 1966 nel disastro aereo di Castelnuovo di Ceva, in provincia di Cuneo. Il Pilatus Porter che stava pilotando precipitò contro una collina dopo essersi trovato ad affrontare condizioni meteorologiche in rapido peggioramento. Nell'incidente persero la vita anche Giuseppe e Wilma Andorno, Giuseppe Chiavenuto, Maria Coudre, Plinio Maglione, Edy Tillot e Maria Adriana Zagari.
All'epoca dei fatti la commissione ministeriale d'inchiesta attribuì la responsabilità della tragedia a un errore di pilotaggio. Negli anni successivi, tuttavia, il caso è tornato più volte all'attenzione degli investigatori e dell'opinione pubblica, alimentando diverse ipotesi alternative, dall'avvelenamento mediante gas nervino a un'esplosione avvenuta a bordo del velivolo.
La Procura di Cuneo aveva riaperto il fascicolo nel 2020; nell'ambito degli accertamenti il procuratore Onelio Dodero aveva incaricato gli esperti Cristina Cattaneo, Domenico Di Candia e Debora Mazzarelli di eseguire nuove analisi sui resti di Gex, esumati e successivamente nuovamente tumulati nel cimitero di Arvier. La relazione evidenzia inoltre come l'avanzato stato di decomposizione dei reperti non consenta di stabilire con precisione la causa della morte né di accertare se le lesioni traumatiche riscontrate siano state riportate quando il parlamentare era ancora in vita oppure successivamente all'impatto.
Elementi che, salvo sviluppi inattesi, sembrano avvicinare anche quest'ultima inchiesta a una conclusione senza una risposta definitiva sulle reali cause del disastro che pose fine alla vita di uno dei più noti protagonisti della politica valdostana del dopoguerra.




