La Francia apre una nuova strada per il futuro dell'idroelettrico europeo e il dibattito arriva anche in Italia, dove resta aperta la questione delle concessioni delle grandi derivazioni d'acqua.
"Mercoledì 17 giugno l'Assemblea Nazionale francese ha approvato in via definitiva una legge per incentivare gli investimenti nelle dighe idroelettriche del Paese, la seconda fonte di energia elettrica in Francia, ponendo fine a una lunga controversia con la Commissione europea", sottolinea Giuseppe Argirò (foto sotto), amministratore delegato di Cva e vicepresidente di Elettricità Futura, commentando il provvedimento approvato a Parigi. Secondo Argirò, la nuova normativa "trasforma il quadro giuridico per i grandi impianti idroelettrici" e rappresenta un passaggio molto atteso dal settore energetico transalpino. "Entro il 2025 l'energia idroelettrica dovrebbe diventare la seconda fonte di produzione di energia elettrica in Francia dopo il nucleare e la principale fonte di energia rinnovabile, prima dell'eolico e del solare".
L'elemento più innovativo della riforma riguarda la gestione delle concessioni; "lo Stato francese non metterà in gara le concessioni scadute ma ne manterrà la proprietà riscattando le concessioni e risarcendo gli operatori. A loro sarà poi richiesto il pagamento di un diritto di occupazione per 70 anni", spiega il manager.
Per Argirò si tratta di una scelta destinata ad avere effetti anche oltre i confini francesi: È un passaggio di grande rilievo per il futuro dell'idroelettrico europeo, con riflessi diretti anche sul caso italiano, dove le aziende del settore sono pronte ad attivare da subito oltre 15 miliardi di euro di investimenti, con ricadute superiori a 20 miliardi, oggi frenati dall'incertezza sulle concessioni".
La Francia, aggiunge, "ha scelto di preservare il controllo industriale e strategico delle proprie grandi infrastrutture idroelettriche, individuando insieme alla Commissione europea una soluzione che consente di coniugare investimenti, concorrenza e interesse generale".
Secondo il vicepresidente di Elettricità Futura, il principio emerso dalla riforma francese merita particolare attenzione: "La concorrenza può essere perseguita anche attraverso l'accesso al mercato dell'energia prodotta, senza necessariamente mettere in discussione la continuità gestionale di asset che svolgono una funzione essenziale per la sicurezza energetica nazionale. L'esperienza francese merita un'attenta riflessione anche in Italia".
Argirò torna quindi a sollecitare un approccio europeo uniforme: "Non possiamo essere l'unico Paese europeo chiamato a mettere sul mercato un patrimonio strategico mentre altri Stati individuano soluzioni che ne preservano la continuità industriale e il controllo nazionale. Prima delle gare serve la reciprocità e serve un quadro europeo armonizzato".
Per il manager valdostano, l'Unione europea dovrebbe definire "«regole comuni, chiare e applicate in modo uniforme a tutti gli Stati membri, superando le attuali asimmetrie che rischiano di penalizzare l'Italia"; solo in questo contesto, osserva, sarà possibile valutare eventuali percorsi concorrenziali coerenti con il mercato unico. "L'idroelettrico deve essere considerato per ciò che è: un'infrastruttura strategica di interesse nazionale ed europeo. La scelta francese dimostra che è possibile trovare soluzioni equilibrate tra concorrenza, investimenti e sicurezza energetica", conclude.
Alle parole di Argirò arriva il sostegno del vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (Fratelli d'Italia), che invita il Governo e l'Unione europea a guardare con attenzione al modello adottato da Parigi: "Sul potenziamento dell'idroelettrico Argirò ha ragione: è necessario valorizzare e aumentare la risorsa pulita e sovrana di cui l'Italia è ricca". afferma Rampelli. "Se lo ha fatto la Francia con l'approvazione di una legge che riorganizza il quadro giuridico evitando la messa a bando delle concessioni scadute, possiamo farlo anche noi".
Secondo l'esponente di Fratelli d'Italia, il riconoscimento delle risorse idriche come interesse strategico nazionale consentirebbe di evitare la gara delle concessioni e di incrementare la produzione di energia rinnovabile programmabile. Rampelli auspica inoltre che la scelta francese possa «aprire un varco a Bruxelles» da cui possa beneficiare anche l'Italia.
«Passare dal 18 al 40% di produzione di energia idroelettrica e disaccoppiare finalmente il prezzo del gas dalle rinnovabili è possibile entro due anni», conclude il vicepresidente della Camera.
Il confronto sul modello francese si inserisce nel più ampio dibattito italiano sul futuro delle concessioni idroelettriche, una partita che riguarda direttamente anche la Valle d'Aosta e le altre regioni alpine, dove gli impianti rappresentano un asset strategico sia per la sicurezza energetica sia per l'economia dei territori.




