Cronaca - 18 giugno 2026, 12:47

Omicidio di La Salle, la sentenza; 'rapporto segnato da controllo e sopraffazione'

Auriane Laisne

Auriane Laisne

Non solo l'omicidio, ma anche una serie di comportamenti successivi finalizzati a ritardare la scoperta della verità. È questo uno degli aspetti centrali delle motivazioni con cui la Corte d'Assise di Aosta ha condannato a 25 anni di carcere il 24 Sohaib Teima (foto in basso), di Fermo, per l'uccisione della sua fidanzata ventiduenne Auriane Nathalie Manon Laisné, di Grenoble, avvenuta nella notte tra il 26 e il 27 marzo 2024 nella cappella abbandonata di Equilivaz, a La Salle.

Nelle 78 pagine depositate lunedì 15 giugno, i giudici delineano un quadro probatorio definito sostanzialmente univoco, fondato su una pluralità di elementi investigativi che, considerati nel loro insieme, conducono alla responsabilità dell'imputato senza lasciare spazio a ricostruzioni alternative.

Un passaggio significativo riguarda quanto accaduto dopo il delitto; secondo la Corte, Teima non si limitò ad allontanarsi dal luogo dell'omicidio, ma mise in atto condotte dirette a ostacolare il ritrovamento del corpo della giovane. I giudici evidenziano infatti come il cadavere fosse stato lasciato all'interno della chiesetta di Equilivaz, in una zona isolata e poco frequentata, circostanza che contribuì a ritardarne la scoperta.

Le motivazioni si soffermano inoltre sull'utilizzo del telefono cellulare della vittima nelle ore e nei giorni successivi alla sua morte. Dalla ricostruzione della Corte emerge che furono mantenuti contatti e comunicazioni tali da alimentare nei familiari e negli amici la convinzione che Auriane fosse ancora viva. Un comportamento che, secondo i giudici, non solo contribuì a depistare le ricerche, ma provocò un'ulteriore sofferenza ai parenti della giovane, rimasti per giorni nell'incertezza sulla sua sorte.

La sentenza dedica ampio spazio anche alla natura del rapporto tra imputato e vittima. I magistrati richiamano gli elementi emersi nel corso del processo, descrivendo una relazione caratterizzata da atteggiamenti di controllo e sopraffazione nei confronti della ragazza. In questo contesto l'omicidio viene interpretato non come un episodio isolato, ma come l'esito estremo di una dinamica relazionale già compromessa.

La Corte affronta poi il tema della personalità dell'imputato. La perizia psichiatrica svolta durante il dibattimento aveva evidenziato un disturbo di personalità con tratti antisociali e narcisistici, ma aveva escluso qualsiasi alterazione della capacità di intendere e di volere. I giudici hanno quindi ritenuto Teima pienamente imputabile e pienamente consapevole delle proprie azioni al momento dei fatti.

Pur riconoscendo le attenuanti generiche, la Corte ha stabilito che esse fossero soltanto equivalenti alle aggravanti contestate. Nella valutazione finale hanno pesato la gravità dell'omicidio, le modalità della condotta e quanto accaduto dopo la morte della giovane.

 

Per questi motivi i giudici hanno confermato la pena dell'ergastolo, disponendo inoltre il risarcimento dei danni ai familiari della vittima e una provvisionale immediatamente esecutiva di 150 mila euro ciascuno per il padre e la madre di Auriane.

 

 

pa.ga.

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