Centinaia di migliaia di euro in contanti che entrano e escono da alcuni uffici del Casinò di Saint-Vincent, mazzette di banconote verificate con la macchina conta-banconote, fascette bancarie 'tracciabili' che provocano preoccupazione e conversazioni nelle quali si parla con assoluta disinvoltura di eludere i controlli durante i trasporti di contante, di cani antidroga e di 'cash dog' (cani che recuperano il denaro occultato).
È il quadro che emerge da una delle decine di annotazioni del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Aosta nell'ambito dell'inchiesta anti riciclaggio e anti corruzione che da mesi sta scuotendo la Casa da gioco valdostana. Il documento, protocollo 312684 del 10 settembre 2024, ricostruisce episodi che gli investigatori considerano particolarmente significativi e che avrebbero avuto come punto di approdo l'ufficio di Augusto Chasseur, dirigente del Casinò considerato dagli inquirenti non l'ideatore di piani fraudolenti, bensì "funzionario progressivamente assorbito in un sistema che altri sembrano gestire". E' su Chasseur che il giocatore abituale e 'vip' Massimo Martini - indicato dagli investigatori come 'movimentatore' di ingenti somme di denaro all’interno della Casa da gioco e come uno degli 'snodi' centrali delle operazioni di riciclaggio contestate - avrebbe esercitato forti pressioni psicologiche, instaurando con lui un rapporto talmente confidenziale da determinare, sempre secondo la ricostruzione investigativa, una sorta di sudditanza psicologica, che avrebbe facilitato alcune operazioni di cambio di denaro contante".
La sensazione che emerge dalla lettura degli atti non è quella di soggetti alle prese con un fatto eccezionale, bensì di persone che si muovono in un contesto nel quale la gestione di ingenti somme in contanti appare quasi una routine consolidata. Secondo la Guardia di finanza, la sera del 23 agosto 2024 i porteur Antonio Fiocca e Pietro Circosta avrebbero consegnato a Chasseur 110 mila euro in contanti, occultati in una sacca nera e composti da banconote da 20 e 50 euro.
Gli investigatori descrivono una scena che si svolge all'interno dell'ufficio del dirigente: il denaro viene inserito più volte nella macchina conta-soldi, verificato e successivamente riposto nella cassaforte.
Nella conversazione intercettata si sentono i presenti discutere apertamente dell'operazione.
"Conta... conta... dacci le fiches", dice Fiocca.
Poco dopo Circosta racconta un episodio avvenuto all'aeroporto: "Mi ha fermato la Finanza oggi... mi ha annusato il cane..."
Veramente? Ma avevi qualcosa?", domanda Chasseur.
"Il ginocchio...", replica Circosta.
A quel punto Fiocca replica, "Che avevi, droga...".
Circosta precisa: "No... è quello (il cane ndr) per i soldi...ma non ha annusato il borsello...il mio ginocchio".
Una battuta che genera ilarità e commenti sul controllo appena subito: "ehh... significa che tu hai ci hai il profumo dei soldi...gliel'hai detto?" risponde Circosta.
"Meno male che era meridionale il maresciallo...perché se era calabrese e uno gli dice 'io sono i soldi' penso che lo prendono e intanto andiamo a San Vittore e poi ne parliamo...", aggiunge Fiocca.
Passaggi che, letti oggi dagli investigatori, vengono considerati indicativi del clima di estrema familiarità con cui gli interlocutori affrontavano movimentazioni di denaro di rilevantissima entità. Ancora più significativo, secondo la Guardia di finanza, sarebbe quanto accaduto pochi giorni dopo.
La sera del 29 agosto Fiocca si presenta nuovamente nell'ufficio di Chasseur con 277 mila euro in contanti.
Una parte del denaro, secondo la ricostruzione investigativa, proverrebbe da un conto aperto presso una banca di Zagabria, la capitale della Croazia e sarebbe stata trasportata in Italia in automobile.
È proprio l'origine bancaria di quelle banconote a generare tensione. Nell'annotazione delle Fiamme Gialle si legge infatti che "le banconote importate risultavano tutte segnate sulle fascette dalla banca croata, particolarità che destava una certa preoccupazione in Chasseur". Le intercettazioni confermano il disagio.
"Hai visto?", dice Fiocca. "Vero", risponde Chasseur. "Qua fanno... segnano banconota a banconota... segnano le matricole delle banconote".
Pochi minuti più tardi emerge la volontà di eliminare ogni riferimento alla provenienza del denaro. "Togliamo ste cose qua di sta banca...", afferma Fiocca riferendosi alle fascette. "Sì, sì", risponde Chasseur. Un dialogo che gli investigatori ritengono particolarmente rilevante perché mostrerebbe la consapevolezza della 'delicatezza' di quelle banconote e della loro immediata riconducibilità a un istituto di credito estero.
Nelle stesse conversazioni si continua a contare denaro, a discutere di assegni, bonifici, fiches e posizioni da sistemare. La Guardia di finanza sottolinea inoltre che parte delle somme non sarebbe stata lasciata al Casinò ma redistribuita in Calabria e in Puglia o custodita altrove secondo indicazioni impartite dagli stessi protagonisti.
L'impressione restituita dagli atti è quella di un meccanismo ormai consolidato, nel quale i passaggi di contante, le verifiche sulle banconote, i possibili controlli della Finanza e la gestione delle operazioni vengono affrontati con naturalezza e senza particolari cautele verbali.




