Cronaca - 28 maggio 2026, 18:52

Il Tribunale di Torino, 'al Casino ambiente ad elevato tasso di illegalità'. Udienza il 14 luglio

Il Tribunale di Torino, 'al Casino ambiente ad elevato tasso di illegalità'. Udienza il 14 luglio

Ha messo tutto in chiaro il Tribunale di Torino – Sezione Misure di Prevenzione – disponendo l’amministrazione giudiziaria del Casinò de la Vallée di Saint-Vincent, accogliendo la richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica torinese nell’ambito dell’inchiesta che negli ultimi mesi ha investito la casa da gioco valdostana.

Il decreto, firmato dal collegio composto dalla presidente Costanza Isabella Goria, dalla giudice Lucilla Raffaelli e dalla giudice relatore Irene Gallesio, rappresenta uno dei passaggi più delicati e pesanti nella storia recente del Casinò di Saint-Vincent. La misura è stata applicata ai sensi dell’articolo 34 del decreto legislativo 159 antimafia del 2011, la norma che disciplina l’amministrazione giudiziaria delle aziende ritenute esposte a fenomeni di infiltrazione criminale o comunque coinvolte in attività agevolatrici di reati.

Nel provvedimento i magistrati parlano apertamente di un “ambiente ad elevato tasso di illegalità”, ricostruendo un sistema che, secondo la Procura, avrebbe favorito operazioni di riciclaggio, autoriciclaggio, corruzione e gestione irregolare del denaro all’interno della casa da gioco.

Il cuore dell'inchiesta

Il decreto ripercorre decine di episodi, intercettazioni e anomalie operative che sarebbero emerse nel corso delle indagini. Al centro dell’attenzione investigativa vi è il rapporto tra alcuni dirigenti, funzionari e porteurs – i consulenti incaricati di procacciare clientela di alto livello – e una gestione considerata priva di controlli adeguati. Secondo il Tribunale, il sistema avrebbe consentito cambi di denaro contante in fiches e viceversa senza verifiche realmente efficaci, con possibilità di eludere i limiti previsti dalla normativa antiriciclaggio.

Nel decreto si sottolinea come il cambio di contanti avvenisse spesso “in maniera indiscriminata e illimitata”, sia ai tavoli da gioco sia alle casse, senza un controllo adeguato dell’identità dei clienti e senza registrazioni ritenute sufficientemente rigorose.

La Sezione Misure di Prevenzione evidenzia inoltre che i modelli organizzativi adottati dalla società si sarebbero dimostrati “palesemente insufficienti e inadeguati”, tanto da non impedire “diffuse pratiche di riciclaggio di denaro e di corruzione”.

I protagonisti citati negli atti

Nel decreto vengono richiamati numerosi nomi già emersi nell’inchiesta giudiziaria e nei precedenti sviluppi investigativi raccontati nel dettagliop da LaPrimaLinea.it in precedenti articoli.

Tra i soggetti indicati negli atti figurano i funzionari indagati nell'inchiesta penale Cristiano Sblendorio, Chasseur Vaser, i porteur Fiocca e Circosta, indicati dai giudici tra i partecipi di quella che viene definita una vera e propria “associazione per delinquere finalizzata alla perpetrazione dei reati di corruzione”.

Nel testo del provvedimento trovano spazio anche alcune intercettazioni riguardanti l'amministratore unico Rodolfo Buat; Rosella Bertone, responsabile dell’ufficio Amministrazione Finanza e Controllo oltre ai riferimenti ad altri funzionari e dipendenti.

Particolarmente delicato il capitolo relativo ai porteurs, cioè ai consulenti e intermediari incaricati di portare clienti nella casa da gioco. Il Tribunale sottolinea infatti la necessità di rivedere completamente il sistema dei rapporti con questi soggetti.

Gli amministratori giudiziari dovranno infatti: verificare le attività e le fatture dei porteurs; controllare le modalità di assegnazione dei compensi; invitare la società a sciogliere i contratti con i porteurs coinvolti o citati nell’indagine; predisporre nuovi criteri di tracciabilità e controllo; introdurre obblighi stringenti di identificazione della clientela.

Nel decreto si fa inoltre riferimento a un “comportamento allegro” nella gestione del credito, delle ospitalità e dei compensi ai porteurs, con dubbi espressi dagli stessi dirigenti aziendali circa il sistema utilizzato per attribuire valori economici ai clienti e commissioni ai consulenti.

I consulenti nominati dal Tribunale

Il Tribunale di Torino ha nominato quali amministratori giudiziari i dottori commercialisti torinesi Corrado Corradini e Ivano Berardi. I due professionisti avranno il compito di vigilare sull’attività della società e intervenire direttamente nei settori ritenuti più esposti ai rischi di illegalità.

Tra i loro compiti figurano la revisione completa del modello organizzativo ex legge 231; il rafforzamento dei controlli interni ed esterni; la riorganizzazione delle procedure antiriciclaggio; il monitoraggio dei rapporti con i porteurs; la verifica dei cambi contante-fiches; l’eliminazione della cosiddetta “Cassa 44” (dove operava Chasseur) il controllo sulle operazioni di pagamento, assegni e bonifici.

Il decreto precisa inoltre che gli amministratori giudiziari potranno operare anche disgiuntamente.

Le accuse contestate

Secondo i magistrati torinesi non ci si troverebbe davanti a episodi isolati o occasionali. Nel provvedimento si parla infatti di “ripetitività” delle condotte; “pervasività” del sistema; “sistematicità” delle violazioni; “attenta e collaudata pianificazione” delle attività illecite. Per il Tribunale, il Casinò avrebbe finito per diventare uno strumento utilizzabile per “ripulire il contante non dichiarato”, mentre alcuni dipendenti infedeli avrebbero sfruttato il sistema per gonfiare le fatture dei porteurs compiacenti. La misura di prevenzione è stata quindi ritenuta necessaria per “rimuovere quelle situazioni tossiche che hanno creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente a elevato tasso di illegalità”.

L’udienza del 14 luglio

Un passaggio fondamentale del procedimento sarà ora rappresentato dall’udienza fissata dal Tribunale di Torino per il 14 luglio 2026 alle ore 11.30, nell’aula 47.

In quella sede verranno discussi gli sviluppi della procedura di amministrazione giudiziaria e saranno valutati gli effetti delle misure già adottate. Il provvedimento dispone inoltre che Regione Valle d’Aosta – socio di maggioranza del Casinò con il 99,96% delle quote – e il Comune di Saint-Vincent – titolare dello 0,04% – ricevano notifica integrale del decreto. Alla società è stato nominato un difensore d’ufficio, con possibilità di indicare un legale di fiducia.

Il terremoto politico e istituzionale

La decisione del Tribunale rischia ora di produrre pesanti conseguenze anche sul piano politico e istituzionale. La vicenda investe infatti direttamente una delle principali partecipate pubbliche valdostane e riaccende il dibattito sulla governance del Casinò, sui sistemi di controllo interni e sulle responsabilità della politica regionale nella gestione della casa da gioco. Il decreto mette nero su bianco criticità organizzative ritenute radicate nel tempo e descrive un sistema di controlli giudicato insufficiente. Un quadro che potrebbe aprire nuovi fronti di confronto politico nelle prossime settimane, soprattutto in vista dell’udienza del 14 luglio e delle eventuali ulteriori decisioni che il Tribunale potrà assumere.

Tra le prescrizioni più significative imposte dagli amministratori giudiziari figurano: l’obbligo di identificazione rigorosa dei clienti; la registrazione dettagliata delle operazioni di cambio; il divieto di ricevere clienti negli uffici privati senza tracciabilità; l’eliminazione delle procedure considerate opache; la revisione completa delle modalità di gestione delle operazioni in contanti; l’adozione di nuovi strumenti di controllo antiriciclaggio.

Il Tribunale ha inoltre chiesto una relazione dettagliata entro trenta giorni dall’esecuzione del provvedimento. Gli amministratori giudiziari dovranno verificare l’efficacia del modello organizzativo adottato dalla società e valutare se il Casinò abbia realmente introdotto strumenti adeguati a prevenire nuovi episodi di riciclaggio e corruzione.


pa.ga.

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