La Valle d’Aosta incorona il primo vero tappone alpino del Giro d’Italia 2026 e trasforma la quattordicesima frazione, da Aosta a Pila, in una lunga battaglia di resistenza, strategia e selezione. Una tappa breve solo sulla carta – 133 chilometri – ma durissima nei fatti, con oltre 4.300 metri di dislivello e cinque Gran Premi della Montagna destinati a ridisegnare gli equilibri della corsa rosa.
Fin dalle prime rampe di Saint-Barthélemy il gruppo lascia spazio alla fuga giusta. Davanti si forma un drappello ricchissimo di uomini di qualità e di scalatori; dentro ci sono Giulio Ciccone, Enric Mas, Aleksandr Vlasov, Einer Rubio, Wout Poels, Jhonatan Narváez, Andreas Leknessund e altri corridori capaci di accendere la corsa sulle montagne valdostane. A circa 90 chilometri dall’arrivo i battistrada sono 27 e riescono a scavare quasi due minuti sulla maglia rosa del portoghese Afonso Eulalio, controllato però con apparente tranquillità dalla Visma di Jonas Vingegaard.
La tappa entra nel vivo nella zona di Roisan; prima del Gpm di Doues, Narváez conquista il traguardo volante e si prende punti pesanti per la classifica della maglia ciclamino, salendo virtualmente a quota 131 e scavalcando il francese Magnier. Dietro, il gruppo dei favoriti continua a gestire senza forzare, mentre davanti la selezione naturale delle salite comincia a fare vittime.
Sulle rampe di Doues il gruppo di testa si sfalda. Restano indietro corridori importanti come Enric Mas, Lorenzo Milesi, Jan Christen e lo stesso Narváez. È il segnale che la corsa ha cambiato volto. Igor Arrieta passa per primo sul secondo Gpm di giornata, ma l’uomo più brillante sembra essere Giulio Ciccone, l’abruzzese della Lidl-Trek attacca nell’ultimo chilometro di salita, cercando di staccare Leknessund e Kulset e di anticipare i movimenti dei grandi uomini di classifica.
Il tappone valdostano, costruito quasi interamente sulle strade regionali, aveva già alla vigilia il sapore della giornata spartiacque del Giro. Dopo il via da piazza Chanoux, il percorso ha attraversato Saint-Christophe, Quart, Nus, Saint-Marcel, Roisan, Valpelline, Doues, Gignod, Sarre, Saint-Pierre, Saint-Nicolas, Villeneuve, Aymavilles, Jovençan e infine Gressan, dove la salita finale verso Pila promette scintille fino agli ultimi metri.
La montagna valdostana si conferma così protagonista assoluta della Corsa Rosa: una sequenza incessante di salite e discese, senza veri momenti di respiro, con pendenze fino al 13% e il traguardo finale posto a quota 1.793 metri.
Nei video la discesa del gruppo di testa e degli inseguitori da Saint-Barthélemy




