A un anno dalla sua scomparsa, il Forte di Bard sceglie di ricordare Sebastião Salgado con Ghiacciai, la mostra che presenta 54 fotografie realizzate dal grande fotografo brasiliano nei luoghi più estremi del pianeta. Antartide, Patagonia, Canada, Himalaya, Georgia e sud della Russia. Tutti paesaggi che sembrano immutabili e che invece, come mostrano i dati scientifici, stanno arretrando. Salgado li fotografa come si fotografa ciò che si teme di perdere, con rispetto, con lentezza, con una forma di devozione.
Salgado nasce nel 1944 a Minas Gerais, Brasile, in una fazenda immersa nella natura. È un’infanzia che gli rimarrà addosso, anche quando la vita lo porterà lontano. Da giovane studia economia, si avvicina ai movimenti progressisti e vive la repressione della dittatura militare. Nel 1969 è costretto all’esilio. Lascia il Brasile con Lélia Wanick Salgado, architetta, curatrice, editrice, la donna che resterà al suo fianco per tutta la vita. La loro non è stata solo una relazione personale, ma un’unione piena, fatta di lavoro condiviso, fiducia e una complicità professionale costruita nel tempo. Erano una coppia, certo, ma anche due menti che si incastravano con naturalezza: lui portava le immagini, lei costruiva la forma, il ritmo, la struttura dei progetti. Un equilibrio preciso, concreto, che ha dato direzione e forza a tutta la loro opera. Parigi diventa la loro casa, e proprio lì Salgado scopre la fotografia. Non come mestiere, ma come linguaggio per raccontare ciò che vedeva e ciò che il mondo preferiva ignorare. Da quel momento attraversa miniere, carestie, guerre, migrazioni. Lavora per Sygma, Gamma, Magnum. I suoi progetti , Workers, Sahel, Migrations, sono capitoli di una stessa storia... l’umanità nelle sue prove più dure. Ma quel viaggio lo consuma e dopo anni nei luoghi più feriti del pianeta, Salgado torna in Brasile distrutto. Ed è ancora Lélia Wanick Salgado a riportarlo alla vita. Lo riaccompagna nella fazenda di famiglia, trovata devastata dalla deforestazione. Insieme decidono di riforestare tutto. Nasce così Instituto Terra, un progetto che ha riportato in vita milioni di alberi e un intero ecosistema. È la loro rinascita, personale e professionale. È il punto in cui la loro complicità, umana, artistica, operativa, diventa un’unica direzione: ricostruire, restituire, riparare.
Negli ultimi anni, Salgado aveva rivolto lo sguardo alla natura. Genesis prima, e poi il lavoro sui ghiacciai, sono il risultato della ricerca personale di ritrovare un equilibrio dopo aver visto troppo dolore. Le immagini esposte al Forte di Bard sono parte di questo percorso finale. Non sono cartoline, sono strutture di ghiaccio che sembrano scolpite, creste che si sfaldano, superfici che si incrinano. Il bianco e nero, che è sempre stato la sua lingua, qui diventa essenziale, togliendo il superfluo e lasciando solo la forma, la luce, il tempo.
Mostra “Ghiacciai” di Sebastião Salgado. © Forte di Bard
Accanto alle fotografie, il percorso comprende un video biografico, che ripercorre la vita e il lavoro di Salgado e un pannello con le tappe principali della sua storia, dall’infanzia in Brasile agli ultimi anni dedicati alla natura.
La mostra è curata da Lélia Wanick Salgado e prodotta in collaborazione con Contrasto. Gli approfondimenti scientifici sono affidati a Michele Freppaz, professore ordinario del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino. Il suo contributo permette di leggere le immagini non solo come opere d’arte, ma come documenti che raccontano l’evoluzione e la fragilità degli ecosistemi glaciali.
L'esposizione comprende anche un percorso tattile inclusivo, pensato per una fruizione più ampia e accessibile dei contenuti, a cura di Dieci Occhi (Valentina Lungo, Tactile Book Designer, ed Enrico Delmastro, Graphic Designer), insieme a Luigi Giunta, Presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti – sezione Valle d’Aosta, e della Cooperativa sociale C’era l’Acca. Un’integrazione che amplia lo sguardo della mostra e ne rafforza il valore pubblico.
Ghiacciai è una delle ultime grandi mostre nate dal suo lavoro e, a un anno dalla sua scomparsa, diventa al Forte di Bard il grande omaggio italiano alla sua eredità artistica.
Oggi, 23 maggio 2026, un anno dopo la sua scomparsa, questo omaggio assume un valore particolare. Non celebra solo il fotografo, ma l’uomo che ha attraversato il mondo per raccontarlo, che ha saputo trasformare la sofferenza in consapevolezza e la bellezza in responsabilità.
Ghiacciaio Grey, Campo de Hielo, Patagonia 2007. © Sebastião Salgado / Contrasto
Salgado diceva che la fotografia è “un modo per capire l’altro”. E in queste immagini di ghiaccio, di silenzi, di creste che resistono, c’è anche questo; la sua ultima eredità.
Guardare, capire, custodire.






