Preoccupazione crescente sul futuro dello stabilimento siderurgico Cogne Acciai Speciali-Cas di Aosta. A lanciarla sono Cgil e Fiom Valle d’Aosta, che puntano il dito contro i dati emersi dal bilancio 2025 dell’acciaieria aostana, chiuso con un risultato netto negativo di quasi 61 milioni di euro, pari a circa 81 milioni prima delle imposte, dopo l’utile di 8 milioni registrato nel 2024.
Un dato che i sindacati definiscono “particolarmente allarmante”, soprattutto alla luce dell’aumento dei ricavi, passati da circa 900 milioni a oltre un miliardo di euro, anche grazie all’inclusione del gruppo DMV/Mannesmann Stainless Tubes.
Secondo Cgil e Fiom, i numeri confermano le difficoltà già percepite negli ultimi mesi all’interno dello stabilimento e avranno ricadute dirette sui lavoratori. Anche quest’anno, infatti, non verrà erogato il premio di risultato ai dipendenti della Cogne: per il terzo anno consecutivo oltre 1.200 lavoratori resteranno senza premio aziendale.
“La mancanza del premio di risultato rappresenta un ulteriore elemento di preoccupazione per centinaia di famiglie – dichiara il sindacalista Fabrizio Graziola – soprattutto in un contesto già segnato dall’aumento del costo della vita, dall’incertezza industriale e dalle difficoltà che stanno attraversando molti settori produttivi. Purtroppo sono sempre i lavoratori i primi a pagare”.
A preoccupare ulteriormente le organizzazioni sindacali è anche la richiesta avanzata dall’azienda al ministero del Lavoro per l’attivazione della cassa integrazione guadagni straordinaria con contratti di solidarietà della durata di un anno, misura che coinvolgerebbe 101 lavoratori dell’acciaieria. Negli ultimi mesi, la solidarietà aveva già interessato 167 dipendenti.
“Non penso che le misure europee previste per il mercato dell’acciaio possano bastare da sole – aggiunge Graziola –. Bisognerà capire i tempi di reazione del mercato e se davvero ci saranno effetti concreti sulla ripresa produttiva. Chiediamo che la politica italiana apra un tavolo dedicato al rilancio dell’industria, che ha bisogno anche di investimenti di Stato. L’Europa, per risollevare il settore siderurgico, deve parlare con una voce sola”.
Per Cgil e Fiom restano aperti molti interrogativi sul futuro industriale della Cogne Acciai Speciali e sulle prospettive di rilancio del gruppo, nonostante le rassicurazioni contenute nel Piano 2030.
“Le aspettative legate alle misure europee non cancellano le nostre perplessità – sottolinea ancora Graziola –. I numeri del bilancio sono pesanti e fotografano una situazione che non può essere sottovalutata. Serve chiarezza sulle strategie industriali, sugli investimenti e sulle prospettive occupazionali. I lavoratori hanno diritto a sapere quale sarà il futuro della Cogne”.
I sindacati evidenziano inoltre come il recente aumento di capitale sociale da 70 milioni di euro deliberato dal Consiglio di amministrazione rappresenti il segnale della necessità di un importante rafforzamento finanziario per garantire la continuità aziendale.
Nel bilancio, gli amministratori confermano la volontà di raggiungere gli obiettivi previsti dal Piano 2030 e il riequilibrio finanziario entro il 2026, sostenendo che il gruppo disponga delle risorse necessarie per proseguire l’attività. Ma per Cgil e Fiom i dubbi sulle prospettive industriali, produttive e occupazionali rimangono forti.
“La Cogne rappresenta un presidio industriale strategico per tutta la Valle d’Aosta – conclude Graziola –. Per questo chiediamo massima trasparenza sul piano industriale, sugli investimenti, sui livelli occupazionali e sulle prospettive produttive dello stabilimento. È necessario aprire un confronto serio con le organizzazioni sindacali e con le istituzioni regionali per tutelare il lavoro e il futuro dell’acciaieria”.
Per i sindacati, infine, il destino della Cas non riguarda soltanto l’azienda, ma l’intero sistema economico e sociale valdostano, storicamente legato alla presenza dello stabilimento siderurgico di Aosta.




