La Festa della Mamma è una ricorrenza semplice solo in apparenza. In realtà porta con sé secoli di simboli, riti, memorie collettive. Oggi la celebriamo la seconda domenica di maggio, ma le sue radici affondano molto più lontano.
Già nella mitologia greca esisteva un’idea di festa dedicata alla maternità: in primavera si rendeva omaggio alla “Grande Madre”, la dea Rea — Cibele per i romani — madre di Estia, Demetra, Era, Ade, Poseidone e Zeus. Era un modo per celebrare la fertilità della terra e la forza generatrice della vita. La cerimonia cadeva alle idi di marzo, il 15, quando il mondo antico salutava il ritorno della luce.
I romani furono i primi a festeggiare le madri in senso più diretto, con due celebrazioni religiose: le Matronalia, l'1 marzo, dedicate alle mogli e alle madri, e le Hilaria, il 25 marzo, in onore di Cibele. Due momenti diversi, un’unica idea: riconoscere il valore della maternità come fondamento della comunità.
Nel cristianesimo la maternità non venne affrontata esplicitamente, perché in tensione con la verginità di Maria. Tuttavia, la Domenica Laetare, quarta domenica di Quaresima, evocava il latte materno e invitava le famiglie a ritrovarsi nella chiesa principale del territorio. In Regno Unito e Irlanda questa tradizione divenne la Mothering Sunday, che ancora oggi coincide con la loro Festa della Mamma.
La versione moderna della ricorrenza nasce però negli Stati Uniti. Nel 1870 un’attivista per la pace propose una Giornata della Madre come appello universale contro la guerra. Ma fu Anna Jarvis, agli inizi del ’900, a trasformare quell’idea in un movimento: fondò club di madri, promosse iniziative di pace e nel 1912 creò l’associazione internazionale della Giornata della Madre. Due anni dopo, nel 1914, gli Stati Uniti istituirono ufficialmente la festa.
In Italia, prima degli anni ’50, esistevano celebrazioni sporadiche, ma furono due eventi a dare forma alla festa come la conosciamo oggi. Nel 1956, a Bordighera, il senatore Raoul Zaccari organizzò una manifestazione dedicata alle mamme insieme all’Ente Fiera del Fiore. L’anno successivo, a Tordibetto di Assisi, don Otello Migliosi celebrò una festa che univa maternità e valore cristiano. Nel 1958 Zaccari presentò un disegno di legge per istituzionalizzare la ricorrenza, fissandola alla seconda domenica di maggio.
Le due guerre mondiali contribuirono a diffondere la festa nel mondo, anche se allora aveva un tono diverso: era un momento per ricordare le madri che avevano perso figli e mariti al fronte. Una celebrazione più silenziosa, più ferita, ma forse proprio per questo più autentica.
Nel tempo, poesie, canzoni e gesti quotidiani hanno continuato a raccontare la figura materna. E tra queste voci, quella di Luciano Pavarotti che interpreta un brano dedicato alla mamma resta una delle più iconiche.
Oggi, come ieri, questa festa ci ricorda la potenza di una madre: donna vivente, presente o già “partita”, ma mai assente davvero. Il ruolo più difficile che esista, sempre in trasformazione. Ci ricorda che, conflitti o armonie a parte, dobbiamo riconoscerle almeno una verità: senza di lei non saremmo qui. E che ogni madre porta con sé sacrifici che spesso non vediamo, ma che ci sostengono comunque.
La mamma è accoglienza, calore, radice. È casa, a tutte le età. È la nostra prima parola e, per molti, l’ultima invocata. Un sostantivo che non smette di esistere nemmeno quando chi lo incarnava non c’è più.
'E a te, mamma, ovunque tu sia, questo articolo lo devo.
Perché dentro ogni riga c’è un frammento di ciò che mi hai insegnato senza mai dirlo; che la forza non fa rumore, che l’amore non chiede riconoscenza, che la cura è un gesto quotidiano.
Se oggi scrivo, penso, vivo come vivo, è anche per te.
E questo, nessuna festa potrà mai contenerlo davvero.'
La redazione de Laprimalinea.it augura per questo giorno e gli altri a venire buona festa a tutte le Madri.




