Audrey Hepburn nasce a Bruxelles nel 1929, figlia di un’aristocratica olandese e di un banchiere britannico, in un ambiente colto e cosmopolita che la porta a crescere tra Belgio, Regno Unito e Paesi Bassi. Il suo nome di battesimo è Edda Kathleen van Heemstra Hepburn-Ruston. L’infanzia, segnata dall’occupazione nazista durante la Seconda guerra mondiale, la costringe a privazioni che lei stessa ricorderà come decisive nel formare la sua sensibilità verso la sofferenza altrui. Dopo il divorzio dei genitori si trasferisce con la madre in Inghilterra, dove frequenta scuole private e studia danza, disciplina che le dona quella postura inconfondibile che diventerà parte del suo mito.
La sua figura sottile e slanciata la introduce presto nel mondo della moda, ma Audrey guarda oltre: il teatro prima e il cinema poi diventano il suo orizzonte. Alla fine degli anni Quaranta ottiene il suo primo ruolo nel film olandese Nederlands in 7 lessen (1948), seguito da piccole parti in produzioni britanniche come One Wild Oat e Gold in the Bars (1951). È in questo periodo che la scrittrice Colette, colpita dalla sua presenza durante le riprese di Vacanze a Montecarlo, la sceglie per interpretare Gigi a Broadway. Sei mesi di repliche a New York e un Theatre World Award segnano il suo vero debutto internazionale.
Il cinema la accoglie definitivamente nel 1952 con The Secret People, dove interpreta una ballerina, ruolo che le permette di mettere a frutto gli anni di studio della danza. Ma è nel 1953 che Audrey Hepburn diventa Audrey Hepburn: Vacanze romane, foto in basso, accanto a Gregory Peck, le vale l’Oscar come Miglior attrice. La sua eleganza sobria, lontana dagli standard dell’epoca dominati da icone come Marilyn Monroe o Jayne Mansfield, conquista Hollywood e il pubblico di tutto il mondo. Seguono Sabrina (1954), Cenerentola a Parigi (1956), Arianna (1957), Guerra e pace (1956), Verdi dimore (1958) e La storia di una monaca (1959), che confermano la sua versatilità e la sua capacità di rendere credibile ogni personaggio.
Gli anni Sessanta la consacrano definitivamente: Gli inesorabili (1960), Colazione da Tiffany (1961), My Fair Lady (1964), Come rubare un milione di dollari (1966) e Gli occhi della notte (1967) la trasformano in un’icona senza tempo. Nel 1967, in un momento personale difficile, interpreta Due per la strada, film innovativo che affronta il tema del matrimonio e del divorzio con una sincerità rara per l’epoca. Dopo il divorzio da Mel Ferrer, sposa nel 1969 lo psichiatra italiano Andrea Dotti e decide di ridurre drasticamente gli impegni per dedicarsi alla famiglia.
Torna al cinema nel 1976 con Robin e Marian accanto a Sean Connery, accolto con entusiasmo dalla critica. Seguono Linea di sangue (1979) e …e tutti risero (1981), mentre la sua ultima apparizione sul grande schermo sarà nel 1988 in Always – Per sempre di Steven Spielberg.
Ma negli anni Ottanta e Novanta la sua vita prende una direzione diversa: Audrey sceglie l’umanità. Nel 1988 diventa ambasciatrice speciale dell’UNICEF e dedica gli ultimi anni della sua vita ai bambini dei Paesi più poveri. Viaggia in Sudan, Bangladesh, America Latina, Turchia, Vietnam e Somalia, mettendo a disposizione non solo la sua notorietà, ma anche la sua capacità di ascolto e la sua profonda empatia. Nel 1992 riceve la Presidential Medal of Freedom, uno dei più alti riconoscimenti civili degli Stati Uniti, e dopo la sua morte l’Academy le assegna il Jean Hersholt Humanitarian Award, ritirato dal figlio Sean.
Proprio Sean Hepburn Ferrer dirà: «Dopo una vita vissuta in parte come una tortura e una lotta per riuscire ad avere una carriera indipendente e l'autonomia finanziaria per sé e la sua famiglia, senza capire mai fino in fondo quello che la gente vedeva in lei, ha trovato nella missione per l'UNICEF il modo di ringraziare il suo pubblico e chiudere il cerchio della sua esistenza».
Di seguito il video riassuntivo di alcune sue missioni umanitarie.
Nel 1993, dopo un viaggio umanitario in Somalia, Audrey scopre di avere un tumore al colon ormai troppo avanzato per essere curato. Muore il 20 gennaio, nella sua casa di Tolochenaz, in Svizzera, a 63 anni.
Oggi, guardando il mondo che cambia, la sua figura continua a brillare non per il mito, ma per la misura. In un’epoca che spesso confonde visibilità e valore, Audrey Hepburn ci ricorda che la vera eleganza non è apparenza, ma gentilezza; che la fama può essere un privilegio, ma anche una responsabilità; che la bellezza più duratura è quella che lascia il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato
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