Il collegio, appositamente disposto (presidente Paolo Bernardini; relatrice Giulia De Luca e Maurizio D’Abrusco), del Tribunale di Aosta ha dichiarato decaduto il presidente della Giunta, Renzo Testolin, ritenuto ineleggibile ai sensi della normativa regionale che disciplina i limiti di mandato. La notizia è stata anticipata da Enrico Martinet sulle pagine web locali de La Stampa.
Il Tribunale ha innanzitutto respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa, che chiedeva ai giudici di rigettare il ricorso, dichiarando inammissibile la costituzione in giudizio della Regione, ritenuta soggetto terzo e dunque estraneo al contenzioso tra le parti. Superata questa fase, il collegio è entrato nel merito della vicenda, escludendo anche la necessità di rimettere la questione alla Corte costituzionale. I giudici hanno infatti ritenuto non sussistano dubbi sulla legittimità della normativa regionale che introduce il limite ai mandati, giudicandola pienamente compatibile con i principi sanciti dall’articolo 51 della Costituzione.
La decisione arriva al termine del procedimento promosso dai consiglieri regionali di opposizione di Alleanza Verdi e Sinistra-Avs, che avevano presentato ricorso sostenendo l’incompatibilità della candidatura di Testolin con la legge vigente.
Secondo quanto emerge dal dispositivo, i magistrati hanno accolto integralmente le tesi dei ricorrenti, ritenendo che il presidente non potesse essere rieletto in virtù del numero di mandati già esercitati. Un’interpretazione restrittiva della norma che, se confermata nei successivi gradi di giudizio, potrebbe avere conseguenze rilevanti sull’assetto politico regionale.
Il tema dei limiti di mandato in Valle d’Aosta non è nuovo e, come più volte evidenziato, rappresenta uno dei punti più delicati nel rapporto tra politica e regole istituzionali. Nel corso degli ultimi anni, il dibattito si è spesso concentrato su interpretazioni differenti della norma: da un lato chi sostiene una lettura più flessibile, legata alla continuità amministrativa; dall’altro chi richiama la necessità di un’applicazione rigorosa per garantire il ricambio democratico.
Proprio su questo punto, la linea già espressa da più di un giurista sulle pagine della nostra testata ha più volte sottolineato come la certezza delle regole rappresenti un elemento imprescindibile, soprattutto in un contesto politico valdostano storicamente segnato da equilibri fragili e frequenti cambi di maggioranza.
La pronuncia del Tribunale apre ora una fase di forte incertezza. Sul piano istituzionale, si pone il tema della continuità dell’azione di governo regionale, che spetterebbe al vicepresidente, Luigi Bertschy, che però soggiace alla stessa norma che decide la decadenza di Testolin, mentre sul piano politico è prevedibile un irrigidimento del confronto tra maggioranza e opposizione.
Al di là dell’esito finale, la sentenza segna comunque un passaggio rilevante, il riconoscimento, da parte dell’autorità giudiziaria, della centralità delle norme sui limiti di mandato. Un principio che non riguarda solo il caso specifico ma tocca un tema più ampio ovvero quello della credibilità delle istituzioni e del rispetto delle regole come fondamento dell’azione politica.
"Abbiamo chiesto ai giudici se una legge regionale dovesse essere rispettata in tutte le sue parti - ha commentato 'a caldo' a Laprimalinea.it Chiara Minelli, consigliera regionale di Avs - ed evidentemente ci è stata data ragione, anche per quanto riguarda l'inammissibilità della costituzione in giudizio della Regione, atto che noi ci eravamo limitati a indicare come 'inopportuno'. Il 'no' del Tribunale a questa circostanza è stato netto".




