L’inchiesta, coordinata dalla Procura aostana e chiusa nel marzo 2025 dall’allora sostituto procuratore Giovanni Roteglia (oggi sostenuta in giudizio dal procuratore capo, Luca Ceccanti, prende le mosse dalla latitanza di Giuseppe Stancampiano Pizzo, 55 anni, arrestato a Courmayeur il 29 novembre 2019 dalla Direzione investigativa antimafia con il supporto dei carabinieri di Morgex. Su di lui pendeva un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale di Reggio Calabria dopo una condanna definitiva a sette anni per bancarotta fraudolenta e ricettazione.
Secondo l’accusa, durante il periodo di irreperibilità in Valle d’Aosta, Stancampiano avrebbe potuto contare su una rete di supporto logistico e relazionale.
Per il filone relativo alla latitanza sono stati indagati per procurata inosservanza della pena gli imprenditori Pasquale e Nicola Liporace, Francesco Duca e Rosella Venuto. Secondo gli inquirenti, avrebbero favorito la permanenza dell’uomo in stato di libertà, fornendogli ospitalità, supporto negli spostamenti e gestione dei contatti.
Il secondo filone dell’indagine riguarda invece presunte irregolarità negli appalti pubblici per lo sgombero neve e la manutenzione della viabilità a Courmayeur. A processo, oltre ad alcuni degli imputati già citati, andranno anche Danilo e Gianni Della Camera, Luca, Francesco e Antonio Liporace.
Al centro delle contestazioni vi è un presunto sistema di subappalti non autorizzati: secondo la Procura, alcune imprese formalmente aggiudicatarie delle gare comunali – tra cui la “Augusto snc” e la “Della Camera Gianni” – avrebbero affidato di fatto l’esecuzione dei lavori ad altre società riconducibili ai Liporace, senza le autorizzazioni previste dalla normativa.
In particolare, le attività di sgombero neve e spargimento sale tra il 2019 e il 2022 sarebbero state gestite operativamente da imprese valdostane – “Edilscavi Monte Bianco srl”, “Rabò srl” e la ditta individuale “Liporace Luca” – pur non risultando titolari degli appalti.
Per l’accusa, questo meccanismo avrebbe consentito di aggirare le regole sugli affidamenti pubblici, permettendo a soggetti non aggiudicatari di operare stabilmente nelle commesse comunali.
Dalla stessa indagine erano inoltre emersi ulteriori sviluppi investigativi che avevano portato, nel 2024, a un secondo filone su presunti episodi di corruzione, riciclaggio e subappalti illeciti legati anche al traforo del Monte Bianco.