Religio et Fides - 26 aprile 2026, 06:03

Cristo benedicente, 1502-1504. Raffaello (1483-1520)

Lettura d'arte domenicale a cura di don Paolo Quattrone

Cristo benedicente, 1502-1504. Raffaello (1483-1520)

Cristo benedicente, 1502-1504. Raffaello (1483-1520)

Anche per questa quarta domenica di Pasqua vorrei evidenziare come la risurrezione non sia un evento astratto o lontano ma ha degli effetti concreti. Il testo della seconda lettura ci suggerisce cosa vuol dire vivere da risorti, permettere alla Pasqua di toccare e cambiare le nostre ed altrui esistenze e lo fa per bocca di Pietro che afferma: “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme: egli non commise peccato e non si trovò inganno sulla sua bocca; insultato, non rispondeva con insulti, maltrattato, non minacciava vendetta, ma si affidava a colui che giudica con giustizia”. Vivere la Pasqua significa sintonizzarci con quel bene, quella vita, quella luce che attraversa ciascuno di noi per non lasciarci fregare ed ingurgitare dal buio del male. Nel brano di Vangelo Gesù dice di sé stesso: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Nella vita possiamo scegliere per quali porte entrare, quali strade percorrere: vivere da risorti è seguire Gesù risorto nelle scelte quotidiane, è lasciarci ispirare dal suo esempio, è chiedergli la forza per rispondere al male non con altro male bensì con il bene. Come ci ricorda Pietro, Cristo ci ha lasciato un esempio. E’ entrato nel male portandovi dentro luce, vita, amore, perdono e chiede a noi di fare altrettanto, ecco cosa significa vivere la Pasqua. Ripercorriamo alcune parole dell’apostolo: “insultato, non rispondeva con insulti”, non vuol dire subire o passare per stupidi bensì reagire al male che a volte aleggia attorno a noi e che tenta di avvinghiarci compiendo il bene. Ogni giorno ci barcameniamo tra notizie e commenti negativi che gettano ombre sul presente, che alimentano scoraggiamento e lamentazione. Essere risorti è andare a quelle parole che ci fanno bene, è saper ringraziare, usare parole buone, accoglienti, che incoraggiano, è assaporare ogni giorno la Parola di Dio che fa del bene al cuore ed alla mente, è leggere, ascoltare, guardare cose che edificano e non che dissipano l’animo. “Maltrattato, non minacciava vendetta “. Quante volte ci imbattiamo in contrarietà, in persone che ci ostacolano, che ci fanno trovare lungo, che gettano fango e remano contro e la tentazione è doppia: gettare la spugna oppure vendicarci e farla pagare. Essere risorti invece è rispondere al male con il bene, ricordarci che è meglio essere criticati per aver fatto del bene piuttosto che aver agito malevolmente, è accettare che non tutti comprendono le nostre motivazioni anche se animate da bontà ed amore. A volte le critiche possono essere un bene perché ci obbligano a farci una domanda: ma io credo davvero a quella scelta che ho intrapreso, a quell’azione che ho compiuto? C’è poi da tenere in considerazione che nel momento nel quale ci impegniamo per qualcosa vi sarà certamente qualcuno che per svariati motivi ci criticherà, l’importante è domandarci se quanto facciamo è animato dal bene. Essere risorti significa rispondere al male con il perdono che non vuol dire dimenticare o passare sopra a quanto accaduto bensì andare da quella persona per chiarirsi, ascoltarsi, spiegarsi e verificare se ci sono ancora quella stima, quell’affetto, quel desiderio per camminare insieme o se invece le strade si devono separare. Essere risorti è rispondere ai contrasti non con la guerra ma con il dialogo, cercando punti di incontro, perciò, sono segno di risurrezione tutti quegli uomini e donne che si impegnano, pur tra le difficoltà, per promuovere pace, giustizia, salvaguardia della vita e del creato. Cristo benedicente (1505-1506) è un’opera di Raffaello (1483-1520) custodita presso la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Gesù è risorto ma mostra i segni della Passione a ricordarci che è passato attraverso il male per portarvi dentro il bene, la vita, il perdono, l’amore e insegna anche a noi a far lo stesso. Gesù è in atto di benedire, gesto che rimanda alla benedizione che riceviamo per esempio a fine Messa, ci ricorda che Dio dice-bene di noi e che tutti possediamo del bene, il quale va usato perciò al male che vediamo, rispondendo con il bene, alla bruttura con la bellezza. alle lamentazioni ringraziando, alle chiusure con la creatività. Ecco cosa significa vivere da risorti! 

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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