Attualità - 25 aprile 2026, 07:10

25 Aprile; la libertà che stiamo lasciando scivolare via

25 Aprile; la libertà che stiamo lasciando scivolare via

Il 25 Aprile non ha bisogno di essere raccontato nei dettagli.

E’ il giorno in cui l’Italia ha scelto la libertà.

È un riferimento, una linea tracciata nella storia che ci ricorda che un Paese può ritrovarsi anche quando sembra finito. Ed è proprio guardando quel giorno che oggi mi domando cosa  stiamo facendo della nostra libertà?

Perché viviamo in un tempo in cui la libertà non viene tolta con la forza, ma consumata lentamente, senza che ce ne accorgiamo. Logorata da tutto ciò che ci circonda; informazione, media, social, algoritmi, flussi continui di contenuti che non spiegano, non chiariscono, non aiutano, al contrario lo fanno con un’intelligenza studiata per guidare le nostre reazioni e modellare il nostro sguardo sul mondo.

Non è complottismo. È realismo. I dati lo dicono chiaramente; siamo immersi in un sistema informativo che produce più paura che conoscenza. E la paura è la leva più semplice per bloccare un popolo. La paura blocca. Blocca il pensiero, blocca la scelta, blocca la libertà. E quando un popolo ha paura, diventa fragile. E quando è fragile, diventa manipolabile.

Non capiamo più cosa sia reale e cosa no.

Viviamo in un mondo dove tutto è mescolato... notizie vere, mezze verità, opinioni travestite da fatti, immagini costruite, narrazioni che sembrano informare ma in realtà disorientano.

E questa confusione logora la nostra capacità di capire, di scegliere, di pensare e di sentirci uniti.

È un processo che inizia presto perché  bambini e adolescenti crescono in un ambiente dove l’ansia è normale, dove l’attenzione è frammentata, dove la realtà è filtrata da un’intelligenza mediatica che decide cosa vedere, cosa temere, cosa desiderare; un sistema che funziona così, che premia ciò che fa rumore e non ciò che fa crescere.

E noi, lentamente, ci abituiamo. Ci abituiamo a non approfondire. A non fidarci. A non credere più in nulla che non sia immediato, emotivo, semplificato. La forza nel credere oggi sembra essersi assottigliata. Non è questione solo politica ma qualcosa di più profondo che in un modo o nell'altro sentiamo dentro di noi, un pezzo danneggiato, una mancanza, un passaggio che fatica ad arrivare, a completarci. 

Un Paese che annaspa, che perde pezzi della sua identità, che si lascia trascinare da correnti che non ha scelto, che non controlla, che spesso nemmeno riconosce.

E allora il 25 Aprile non può essere un rito vuoto.

È un richiamo...a svegliarsi, a saper scegliere, smettendo di accettare passivamente ciò che ci viene servito, a tornare a distinguere il reale dal costruito, il vero dal manipolato, il pensiero dalla reazione attiva e non passiva, anche senza dover urlare. Perché la libertà non si perde all’improvviso. Si perde a piccoli passi. Si perde quando non riusciamo più a vedere che ci stanno orientando verso scelte già decise. Si perde quando la paura diventa la nostra lente. Si perde quando rinunciamo a credere che possiamo essere qualcosa di più di un pubblico da gestire.

Ma, al di sopra di ogni se e di ogni forse, il 25 Aprile ci chiede di non smettere di credere che un Paese può ancora ritrovarsi, se ha il coraggio di guardarsi negli occhi....

Pertini disse ... Arrendersi o perire? Oggi non usiamo più quelle parole, ma la scelta è identica. 

Ci lasciamo condurre o scegliamo di condurre ?

Video registrazione audio del 25 aprile 1945 - Sandro Pertini

A.A.

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