Finestra sull'Arte - 22 aprile 2026, 13:21

Martha Graham, l'anima danzante in connessione con l'universo

Spesso considerata la madre della 'modern dance', la sua influenza ha avuto un impatto profondo sulla danza, simile a come Picasso ha influenzato la pittura e Stravinsky la musica

Martha Graham

Martha Graham

Martha Graham, nata l’11 maggio 1894 a Pittsburgh e scomparsa il 1° aprile 1991 a New York, è considerata una delle figure più influenti della danza del Novecento. La sua vocazione artistica emerse a soli sedici anni, quando rimase profondamente colpita da uno spettacolo della celebre ballerina Ruth Saint Denis. Fu proprio questo incontro a indirizzarla verso la danza e, nel 1916, a condurla nella compagnia Denishawn, fondata dalla stessa Saint Denis insieme al marito Ted Shawn. All’interno della compagnia, Graham si distinse rapidamente per personalità e talento, tanto che nel 1920 Shawn le affidò il ruolo principale in Xochital, un balletto creato appositamente per lei. Nel 1923 debuttò a New York e, negli anni successivi, intraprese un percorso di ricerca e sperimentazione che avrebbe rivoluzionato il linguaggio coreografico moderno, trasformandola in una delle protagoniste assolute della danza del ventesimo secolo.

Nel 1926 fondò a New York la 'Martha Graham Dance Company', una delle prime compagnie in America. Tra le prime creazioni della compagnia fu “Frontier” (1935), con scenografie dello scultore Isamu Noguchi e musiche del compositore Louis Horst.

'Steps in the Street' from 'Chronicle' by Martha Graham

La tecnica di Martha Graham, considerata una delle rivoluzioni più profonde nella storia della danza moderna, si fondava sull’idea che il movimento dovesse nascere dalle emozioni primarie e non da una ricerca estetica fine a sé stessa. Il suo linguaggio coreografico, costruito su contrazioni, rilasciamenti e spirali, trasformava il corpo in una sorta di scultura vivente, capace di modellare nello spazio tensioni interiori, conflitti, desideri e memorie. Per Graham, la danza non era un ornamento ma una necessità espressiva: un modo per dare forma visibile a ciò che l’essere umano porta dentro di sé. La sua filosofia pedagogica insisteva sul legame indissolubile tra gesto ed emozione, tra azione e significato. Il corpo, diceva, è un “indumento sacro”, un luogo in cui si depositano esperienze, traumi, gioie e dolori, e da cui queste energie possono emergere attraverso il movimento. La danza, nella sua visione, era una “canzone del corpo”, un canto che nasce dall’intimo e che si rivolge allo spettatore per risvegliare ricordi, analogie e risonanze profonde. Graham sosteneva che la danza “viene dalle profondità della natura dell’uomo, dall’inconscio dove abita la memoria… ed è diretta verso l’esperienza dell’uomo, dello spettatore, per risvegliare in lui analogie e ricordi”. Non era solo un atto fisico, ma un viaggio dell’anima che si espandeva nello spazio scenico come un’eco dell’universo interiore.

Secondo fonti storiche attendibili, tra cui la Martha Graham Dance Company e il Library of Congress, la sua tecnica nacque anche dall’osservazione del respiro e dei suoi effetti sul corpo: la contrazione (contraction) come risposta emotiva primaria, il rilascio (release) come ritorno alla vita, la spirale come dinamica naturale dell’essere umano. Questi principi, oggi insegnati in tutto il mondo, hanno influenzato generazioni di danzatori e coreografi, trasformando la danza moderna in un linguaggio capace di affrontare temi universali come il mito, la psiche, la femminilità, la fragilità e la forza dell’essere umano.

La danza di Martha Graham non cercava la perfezione formale, ma la verità emotiva. Ogni gesto era un atto di rivelazione, un ponte tra il corpo e ciò che lo muove. Per questo le sue opere continuano a essere considerate non solo capolavori coreografici, ma veri e propri viaggi interiori che parlano ancora oggi allo spettatore con una forza sorprendente.

a.a.

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