Attualità - 22 aprile 2026, 18:50

Gallerie Sorreley e Signayes; un anno di stop, ma SAV assicura 'sicurezza e innovazione'

L’investimento da 40 milioni di euro viene presentato come un passaggio necessario per adeguarsi agli standard europei imposti dal decreto legislativo 264 del 2006

Gallerie Sorreley e Signayes; un anno di stop, ma SAV assicura 'sicurezza e innovazione'

La notizia, com'è noto, è una ed è difficile da 'addolcire': per oltre un anno il raccordo tra l'autostrada A5 e il traforo del Gran San Bernardo resterà chiuso. Ma nel comunicato stampa diffuso oggi, mercoledì 22 aprile, la Società Autostrade Valdostane-SAV prova a cambiare la prospettiva, trasformando una misura destinata a pesare su residenti, pendolari e traffico internazionale in un investimento “per la sicurezza e il futuro”.

 

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La società concessionaria apre infatti puntando su “sicurezza” e “innovazione tecnologica”, presentando l’intervento da 40 milioni di euro sulle gallerie “Cote de Sorreley” e “Signayes” come un passaggio obbligato per adeguarsi agli standard europei previsti dal decreto legislativo 264 del 2006. Un obbligo normativo, ma raccontato come opportunità: SAV richiama anche i tragici incidenti in galleria tra la fine degli anni ’90 e l’inizio dei 2000 per rafforzare il messaggio, insistendo sulla necessità di prevenire criticità e proteggere gli utenti. In altre parole, non una chiusura, ma un miglioramento.

Dietro questa impostazione resta però il dato concreto, che il comunicato non può evitare: la chiusura totale del raccordo per circa 370 giorni, dall’11 giugno 2026 fino a giugno 2027. Una scelta definita “l’unica tecnicamente praticabile”, motivata con la portata dei lavori, che prevedono lo smantellamento completo degli impianti esistenti, scavi lungo tutta la galleria e l’installazione di migliaia di nuovi apparati. Essendo gallerie a fornice unico, spiega la società, non sarebbe possibile garantire la sicurezza mantenendo anche solo parzialmente il traffico. Tradotto fuori dal linguaggio tecnico, significa che tutta la circolazione sarà deviata sulla viabilità alternativa, con inevitabili ripercussioni su Aosta e sull’intera direttrice verso la Svizzera.

Un passaggio centrale della nota è il tentativo di contenere il danno percepito; la SAV sottolinea infatti di aver ridotto sensibilmente la durata dei lavori, passando dai 494 giorni inizialmente previsti ai 370 attuali, grazie a un’organizzazione dei cantieri attiva 24 ore su 24, sette giorni su sette. Anche la scelta della data di avvio viene presentata come calibrata per limitare i disagi: niente interferenze con il calendario scolastico, con la tappa valdostana del Giro d’Italia e con le festività primaverili, oltre all’obiettivo di evitare la sovrapposizione con la futura chiusura del Traforo del Monte Bianco prevista per l’autunno 2027. Una costruzione narrativa che punta a trasmettere l’idea di un intervento pianificato con attenzione al territorio, pur nella consapevolezza dell’impatto.

A rafforzare questa linea contribuisce anche la parte finale del comunicato, dove una lunga sequenza di numeri dà concretezza all’investimento: 127 telecamere con sistemi di rilevamento automatico, 186 nicchie di emergenza, quasi 3.000 nuovi punti luce, 49 ventilatori per la gestione dei fumi, centinaia di chilometri di cavi e decine di migliaia di metri quadrati di nuova pavimentazione. Un elenco dettagliato che serve a spostare l’attenzione dal disagio immediato al risultato finale, cioè infrastrutture più moderne e sicure.

Resta però evidente lo scarto tra la narrazione aziendale e la percezione sul territorio. Perché, al di là delle motivazioni tecniche e degli obiettivi di lungo periodo, il dato che principalmente inciderà davvero sulla quotidianità è uno solo: per oltre un anno uno degli assi strategici della viabilità valdostana sarà interrotto. SAV lo presenta come un intervento necessario e ottimizzato nei tempi, ma per chi percorre ogni giorno quel tratto la sensazione difficilmente sarà quella di un servizio, quanto piuttosto di un sacrificio imposto - per quanto inevitabile - fatto di deviazioni, traffico e tempi di percorrenza più lunghi. 

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patrizio gabetti

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