Politica - 17 aprile 2026, 21:37

Caso mandati; Carrel attacca, 'così si usa l’autonomia contro sé stessa'

Il consgliere AdC Marco Carrel assieme al Presidente della Giunta, Renzo Testolin

Il consgliere AdC Marco Carrel assieme al Presidente della Giunta, Renzo Testolin

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Un intervento politico netto, che evita volutamente il tecnicismo giuridico ma entra nel cuore della questione istituzionale. Il consigliere regionale di Autonomisti di Centro–AdC, Marco Carrel, rompe il silenzio sulla querelle circa il limite dei mandati alla Presidenza della Giunta e lo fa spostando il piano del confronto; non quello delle norme interpretate, ma quello della tenuta dell’autonomia valdostana.

Carrel chiarisce subito la propria linea: “Non ho mai voluto entrare nel dibattito giuridico sull’interpretazione di una norma regionale”, spiega, rivendicando invece una scelta politica maturata anche alla luce degli ultimi mesi. Un approccio che, nelle sue parole, guarda “a qualcosa di più alto e ampio” rispetto allo scontro personale o contingente.

Il cuore dell’intervento riguarda la decisione – attribuita alla volontà del Presidente del Gouvernement, Renzo Testolin e della Giunta stessa – di valutare un ricorso alla Corte costituzionale contro una legge regionale. Una prospettiva che Carrel definisce senza mezzi termini “di estrema gravità”.

Non si tratta, sostiene, di un passaggio tecnico, ma di un vero e proprio punto di rottura: “Siamo di fronte a un passaggio che tocca direttamente la credibilità dell’autonomia valdostana”. Il rischio, secondo il consigliere, è quello di un cortocircuito istituzionale in cui la Regione finisce per mettere in discussione sé stessa, proprio in una materia – quella dell’ordinamento istituzionale – dove gode di competenza primaria. “Si arriva al paradosso – afferma – di una Regione autonoma che utilizza l’autonomia contro l’autonomia”.

La legge del 2007 e il precedente politico

Nel ragionamento di Carrel torna con forza la legge regionale del 2007, che definì un modello istituzionale preciso: niente elezione diretta del presidente e un sistema basato sugli equilibri consiliari, con limiti al potere esecutivo, tra cui quello dei mandati. Una scelta politica chiara, ricorda, condivisibile o meno ma non aggirabile. Anche perché – sottolinea – quella stessa impostazione fu sostenuta dal movimento politico di cui oggi fa parte l’attuale presidente.

Il consigliere richiama poi un precedente emblematico: Augusto Rollandin (nella foto sopra insieme a Carrel), indicato come destinatario implicito di quella norma, la rispettò senza metterla in discussione, pur essendone direttamente coinvolto. “Questo dovrebbe far riflettere”, osserva Carrel, evidenziando quello che definisce un “rovesciamento” dell’impostazione originaria.

Nel passaggio più politico dell’intervento, Carrel contesta la scelta di percorrere la via giudiziaria invece di quella legislativa. Se una norma non è più adeguata, sostiene, la politica ha il dovere di modificarla, assumendosene la responsabilità. “Perché la politica, dopo 17 anni, deve chiedere a un giudice se una norma che essa stessa ha scritto è costituzionale?”, si chiede. E ancora: “Perché un governo che si definisce autonomista vuole impugnare una propria legge rinunciando alla nostra autonomia?”.

Per il consigliere, non si tratta di un aggiustamento tecnico, ma di una “rottura politica” che rischia di svuotare di significato l’autonomia legislativa regionale.

Il riferimento a Urzì e lo scontro nazionale

Nel suo intervento Carrel chiama in causa anche il livello nazionale, citando il deputato di Fratelli d’Italia, Alessandro Urzì. Un riferimento non casuale: “Se un autonomista convinto come me si trova a leggere un post dell’onorevole Urzì e non può replicare perché dice semplicemente la cruda verità, allora abbiamo un grande problema politico”. Un passaggio che evidenzia, secondo Carrel, il rischio di indebolire la posizione autonomista proprio sul piano politico e simbolico, offrendo argomenti a chi storicamente guarda con scetticismo alle autonomie speciali.

Il ragionamento si chiude con un richiamo diretto ai principi: certezza del diritto, rispetto delle istituzioni, difesa dell’autonomia. “Se le leggi valgono solo finché sono convenienti – conclude – allora non esiste più certezza del diritto, non esiste più autonomia, non esiste più credibilità delle istituzioni”. Da qui la richiesta implicita di una scelta politica chiara: cambiare le regole, se necessario, ma farlo apertamente e nelle sedi appropriate, non attraverso scorciatoie. Conclude così Carrel: "Le leggi non si aggirano, le istituzioni non si piegano, l’autonomia non si usa contro sé stessa. L’Autonomia si difende sempre e non a parole ma con i fatti”.

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pa.ga.

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