Durante il Triduo Pasquale abbiamo ripercorso la Passione di Gesù con la quale ci è rivelato che il Figlio di Dio ha davvero vissuto sulla sua pelle, nel corpo e nell’animo, tutta la forza devastante del male che si manifesta in diverse forme: nel tradimento, nel non sentirsi capiti ed accettati, nel provare paura, angoscia ed ansia, nel fare fatica ad andare oltre il proprio egoismo, nel gestire pensieri contrastanti, nel vedersi privati della libertà, della dignità, nel subire ingiustizie, nel sentirsi rifiutati, insultati e disprezzati, nel provare un senso di abbandono da parte degli uomini e di Dio, nel provare dolore fisico e infine nel morire. Gesù facendosi uomo ha conosciuto davvero tutte le sfumature dell’esistenza comprese quelle più cupe, è entrato nel buio del male non semplicemente per subirlo bensì per portarvi in esso la sua luce, per svelarci che esistono sì le tenebre ma queste non solo l’unica e l’ultima parola perché Lui ci aiuta ad attraversarle con la sua presenza viva e luminosa. Ho cercato di tradurre visivamente questa riflessione realizzando, qualche settimana fa, un’opera che ho intitolato: il filo della risurrezione. Ho ripreso il contorno del magnifico Cristo crocifisso di Diego Velásquez (1632), che si può ammirare presso il Museo del Prado di Madrid, riportandolo su una tela nera e poi l’ho ripassato usando ago e filo bianco. Il male esiste in tutta la sua intensità e drammaticità ma Gesù con la sua Passione vi è passato dentro come un ago, l’ha infilzato portandovi dentro il filo luminoso e che mai si spezza del bene, del perdono, dell’amore, della bellezza, della sua presenza, della salvezza e della risurrezione. Questo è il senso della Pasqua che si cuce perfettamente con il “Dio con noi” che si celebra a Natale: il Signore cammina sempre accanto a noi e tanto più quando sull’esistenza si affacciano le ombre del male, non ci lascia soli perché è risorto, perché vi è passato dentro anche Lui, le conosce molto bene e ci aiuta a districarci in esse; Dio non può evitarci e cancellare magicamente problemi, guerre, malattie, lutti, prove, momenti di crisi, situazioni dolorose e drammatiche, non ci risparmia gli insuccessi e le cadute ma ci promette e ci rassicura che anche quando siamo nell’oscurità Lui non ci molla, non ci abbandona, rimane al nostro fianco, ci offre la sua presenza e compagnia per aiutarci ad attraversare il male che si è affacciato aiutandoci ad affrontarlo imparando a non confidare solo in noi stessi ma nella sua presenza, cercando e coltivando il bene, mettendo amore, provando a perdonare, a ricercare e a coltivare la bellezza e la spiritualità. Il filo bianco che attraversa la tela nera può ricordarci la corda che gli alpinisti usano per legarsi quando vanno in montagna ed affrontano tratti impervi e pericolosi. Vivere davvero la Pasqua è credere che Gesù risorto è quel filo di luce e di vita che ci passa dentro, si tratta di afferrarlo per lasciarci accompagnare e portare da Lui per attraversare insieme ogni tappa dell’esistenza e tanto più i tratti oscuri con la forza della fede, del bene e dell’amore.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.






