Religio et Fides - 29 marzo 2026, 06:03

La Porta d’Oro di Gerusalemme

Lettura d'arte domenicale di don Paolo Quattrone

La Porta d’Oro di Gerusalemme

La celebrazione della domenica delle Palme si apre con la proclamazione del Vangelo che narra dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme accolto ed acclamato dalla folla e la lettura della Passione si conclude con la sua morte e la sua deposizione nel sepolcro. Gesù   accolto trionfalmente e dopo qualche giorno ucciso descrive molto bene com’è altalenante il rapporto che l’uomo ha con Dio, a volte lo accogliamo con gioia e in altri momenti lo escludiamo; Lui ci ama sempre, di un amore incommensurabile e costante, noi invece siamo davvero scostanti così come accade per gli apostoli, come Pietro che dichiara di voler difendere il Maestro a tutti costi e poi qualche ora dopo lo rinnegherà. Gesù che entra in Gerusalemme acclamato e qualche giorno dopo viene esposto sulla croce fuori dalle mura della città è immagine di ciò che siamo noi che accogliamo e respingiamo Dio in modo volubile e questo accade perchè ci facciamo un’immagine errata di Lui; è ciò che vivono gli abitanti della città santa, accolgono Gesù stendendo mantelli al suo passaggio e agitando rami di palma che erano simbolo di vittoria e di trionfo sia nel mondo romano così come in quello giudaico, le palme tagliate infatti richiamano la festa delle capanne che celebrava il giorno nel quale il Messia si sarebbe manifestato, quindi intendono accogliere Gesù come un re trionfatore. La folla gridava: “Osanna al figlio di Davide!” perché credeva che fosse un Messia alla maniera del re Davide, il grande sovrano e guerriero che, attraverso un bagno di sangue, riuscì a riunificare le tribù d’Israele, la gente è questo che si attende, che Gesù venga a liberarli dal dominio romano, quando si accorgeranno che Lui non è il figlio di Davide, non sapranno che farsene e sceglieranno Barabba, un terrorista rivoluzionario. Sappiamo con buona certezza che Cristo fece il suo ingresso a Gerusalemme da est provenendo dal Monte degli Ulivi e di conseguenza l’acceso più vicino era la Porta d’Oro o Porta della Misericordia un passaggio che si affacciava direttamente verso l'area del Tempio. E’ ancora esistente e visibile, anche se la struttura originaria venne rimaneggiata tra il VI e VII secolo. C’è una particolarità, nel 1541 venne fatta chiudere dal sultano Solimano il Magnifico, è completamente murata e secondo la tradizione ebraica, resterà chiusa fino all'arrivo del Messia. L’ingresso murato descrive molto bene com’è spesso il nostro cuore nei confronti di Dio, chiuso. Sovente amo ricordare che il Signore abita in noi in pianta stabile e non entra ed esce in base a chissà quali criteri mutevoli, il problema siamo noi che spesso interrompiamo la comunicazione con Lui, tagliamo i ponti, gli chiudiamo la porta in faccia perché delusi, è ciò che vive Giuda il quale tradisce il Maestro non perché fosse malvagio bensì perché sperava che avrebbe guidato una sommossa politica ed armata ed invece la vera rivoluzione che promuoverà sarà riportare al centro della fede e della vita l’amore. Chiudiamo la comunicazione con Dio quando non corrisponde alle nostre aspettative, quando non agisce nei tempi e nelle modalità che vorremmo. Gesù entra in Gerusalemme su di un asino, non sopra un animale da guerra e trionfale come poteva essere il cavallo. L’asino è molto più basso, era utilizzato dalla gente comune, Gesù non si eleva, non interviene dall’alto ma rimane in mezzo all’umanità, alla realtà e vi passa dentro con l’unica cosa che era venuto ad annunciare e a portare: l’amore di Dio presente tra noi. Il genere umano invece come Giuda, come la gente di Gerusalemme, vorrebbe spesso un Dio interventista, che venga a sistemarci la vita a nostro piacimento e quando non lo fa lo abbandoniamo. Domenica verranno benedetti i rami d’ulivo che porteremo nelle case, non si tratta di amuleti portafortuna bensì di un segno che ci deve ricordare che abbiamo bisogno di far spazio al Signore in noi e nelle famiglie, di aprire tutti, ogni giorno e in ogni situazione, la porta interiore del cuore per chiedergli non di evitarci i problemi o di risolverli magicamente bensì di camminare e di lavorare con noi dentro la storia per affrontarla e cambiarla con l’aiuto della fede e dell’amore. Non è un caso che il ramo di palma sia anche simbolo del martirio, la vera forza non consiste nel dominare con prepotenza ma nell’amare e nel donarsi come fa Dio ogni giorno per noi.  

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it

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