Un confronto diretto, davanti agli studenti, su uno dei temi più divisivi del momento: il referendum sulla Giustizia (sulla magistratura?). Protagonisti dell’incontro al Liceo delle Scienze umane 'Maria Adelaide' di Aosta il pubblico ministero Giovanni Roteglia (secondo da sn nella foto) per il No e l’avvocato aostano Ascanio Donadio (primo da dx) per il Sì, espressione di posizioni opposte nei rispettivi comitati.
Roteglia, oggi in servizio alla Procura di Milano dopo oltre quattro anni di attività ad Aosta, ha illustrato agli studenti le ragioni della contrarietà alla riforma oggetto del referendum. Il magistrato, 37 anni, originario di Sassuolo, era arrivato nel capoluogo valdostano nel 2021 alla prima nomina, occupandosi prevalentemente di reati ambientali prima del trasferimento nel gennaio 2026.
Sul fronte opposto, Donadio si è soffermato soprattutto sul metodo del confronto pubblico tra ai due schieramenti. L’avvocato ha sottolineato come, a suo giudizio, "la politica dovrebbe restare fuori dalla competizione referendaria", criticando il fatto che, ha sostenuto, "sono invece proprio gli avversari a portare il dibattito su un piano politico" e sostenendo che "la separazione delle carriere vige da tempo pressoché in tutti i Paesi europei". Per il fronte del Sì la magistratura requirente e quella giudicante vanno separate, perché il processo in Italia è accusatorio, quindi vanno separate in ossequio al principio del giusto processo, della terzietà e imparzialità del giudice. Ancora, per Donadio, il sorteggio dei membri dei due Csm che nascerebbero dalla riforma eliminerebbe il 'potere' delle diverse correnti in seno alla magistratura, che incidono negativamente sull’esercizio delle funzioni giudiziarie.
Un’impostazione respinta implicitamente da Roteglia, che ha invece ribadito le motivazioni del No entrando nel merito dei contenuti della riforma, in un confronto che ha mantenuto toni civili ma ha evidenziato la distanza tra le due posizioni. Il magistrato ha detto che si parla di “riforma della giustizia” e di maggiore efficienza, ma la modifica costituzionale non inciderebbe realmente sui tempi o sul funzionamento del sistema. Anche la “separazione delle carriere” viene proposta come novità, nonostante sia già in larga parte attuata, diventando così il pretesto per interventi più profondi sull’assetto della magistratura; "sarebbe una separazione delle funzioni, non delle carriere". Il sorteggio dei magistrati per gli organi di autogoverno è stato criticato da Roteglia "perché mortifica la categoria, presupponendo che non sia in grado di scegliere i propri rappresentanti, e indebolisce la qualità democratica del sistema. Un organo costituzionale richiede infatti competenze specifiche, non garantite da una selezione casuale".
Questa impostazione "finisce per azzerare merito ed esperienza, riducendo tutto a una logica 'uno vale uno', e rischia anche di compromettere le politiche di pari opportunità, che non possono essere affidate al caso ma richiedono scelte consapevoli e mirate".
Allo stesso modo, per Roteglia, i sostenitori del Sì tendono a enfatizzare singole decisioni dei giudici senza considerarne le motivazioni, piegandole al confronto politico. Vengono inoltre presentati come soluzioni il sorteggio dei membri degli organi di autogoverno e l’istituzione di un’Alta Corte, misure che, secondo il Comitato per il No, rischiano invece di indebolire l’indipendenza della magistratura.




