Eventi e appuntamenti - 12 marzo 2026, 17:23

Aosta, al Centro Saint-Bénin la mostra 'Mario Giacomelli. Oltre il visibile'

L'opera 'Caroline Branson da Spoon River 1958'

L'opera 'Caroline Branson da Spoon River 1958'

Sarà inaugurata venerdì 20 marzo alle ore 18 al Centro Saint-Bénin di Aosta la mostra 'Mario Giacomelli. Oltre il visibile', dedicata a uno dei protagonisti assoluti della fotografia italiana del Novecento.

L’esposizione, promossa dall’assessorato regionale dell’Istruzione, Cultura e Politiche identitarie, rende omaggio a Mario Giacomelli, autore che a partire dal secondo dopoguerra contribuì in modo decisivo ad affermare la fotografia come linguaggio artistico autonomo, capace di esprimere una propria dimensione poetica e narrativa.

Fin dagli esordi Giacomelli sviluppò uno stile personale, fatto di forti contrasti, segni grafici e immagini cariche di tensione emotiva, con cui affrontò temi profondamente umani: il paesaggio, la vita contadina, gli ospizi, i seminari. Situazioni concrete che nelle sue fotografie diventano però visioni interiori, sospese tra realtà e immaginazione, in quello che molti critici hanno definito un “realismo magico” capace di superare la tradizione neorealista italiana.

Oltre 150 immagini tra serie celebri e materiali d’archivio

La mostra, curata da Bartolomeo Pietromarchi e Katiuscia Biondi Giacomelli, propone oltre 150 immagini tra stampe vintage, provini di stampa e materiali documentari, tra cui manoscritti e poesie dell’artista.

Il percorso espositivo non segue un ordine cronologico ma si sviluppa attraverso tre sezioni tematiche, costruite per affinità poetiche e formali tra le diverse serie fotografiche. Un metodo vicino allo stesso approccio di Giacomelli, che amava intrecciare immagini e suggestioni piuttosto che ricostruire un racconto lineare della propria produzione.

Tra i lavori più celebri presenti in mostra figurano le fotografie dedicate ai giovani seminaristi della serie “Io non ho mani che mi accarezzino il volto”, uno dei cicli più noti e intensi della storia della fotografia italiana.

"La mostra – sottolinea l’assessore regionale alla Cultura, Erik Lavevaz – riflette l’idea ambiziosa di intercettare non solo gli appassionati di fotografia, ma anche un pubblico eterogeneo. Siamo convinti che un’offerta artistica diversificata sia alla base di una società aperta e consapevole". Secondo l’assessore, costruire una proposta culturale ampia significa infatti investire nella crescita della comunità, coinvolgendo sia i valdostani sia i visitatori che scelgono la regione anche per la qualità della sua offerta culturale.

Per Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del Centro Saint-Bénin, le immagini di Giacomelli possiedono "la consistenza impalpabile del sogno".

Se i paesaggi e le sperimentazioni formali dell’artista sfiorano talvolta l’astrazione, sono soprattutto i volti e le esistenze fragili dei giovani seminaristi a restare impressi nella memoria: fotografie in bianco e nero «tese e intense», capaci però di restituire anche una sorprendente tenerezza e leggerezza poetica.

Un maestro della fotografia del Novecento

Nato nel 1925 a Senigallia, Giacomelli visse sempre nella città marchigiana, dove dal 1950 gestì la Tipografia Marchigiana.

Iniziò a fotografare nel 1953 sotto la guida del maestro Giuseppe Cavalli, che riconobbe immediatamente la forza e l’originalità del suo linguaggio. Da allora il suo lavoro ha lasciato un segno profondo nella storia della fotografia contemporanea, trasformando il bianco e nero in uno strumento espressivo capace di raccontare, tra incanto e disincanto, l’ambiguità della condizione umana.

i.d.

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