Si chiude in secondo grado di giudizio con un sostanziale ribaltamento della prima sentenza, il processo che vede coinvolto il 53enne Luca Bonadonna, ingegnere e direttore della Struttura complessa Tecnico della Usl della Valle d’Aosta.
La Corte d’Appello di Torino ha infatti assolto Bonadonna con la formula piena “perché il fatto non sussiste” dalle accuse di turbativa d’asta per le quali, nel gennaio 2025, il Tribunale del capoluogo piemontese lo aveva condannato a due anni e nove mesi di reclusione. Assolto anche il coimputato Marino Montrucchio, imprenditore di Orbassano titolare della società S.M.C.
L’inchiesta – rivelata all’epoca da Laprimalinea – riguardava due presunte turbative legate ad appalti pubblici: una relativa a una commessa per la manutenzione degli impianti elettrici del Consiglio regionale del Piemonte e l’altra all’assegnazione, nel 2019, dell’appalto per la manutenzione dei servizi antincendio negli edifici della Regione Valle d’Aosta, tra cui la sede dell’amministrazione regionale in place Deffeyes. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Bonadonna avrebbe collaborato alla predisposizione di un’offerta per conto della società di Montrucchio, pur essendo dipendente pubblico, circostanza ritenuta incompatibile con la partecipazione alla procedura.
Nel processo d’appello i giudici torinesi hanno però escluso la configurabilità del reato di turbativa d’asta, ovvero la percezione di denaro da parte del dirigente pubblico, arrivando quindi all’assoluzione con formula piena per entrambi gli imputati.
Per Bonadonna resta soltanto una condanna a nove mesi di reclusione, relativa a due ipotesi di falso derubricate in fattispecie meno gravi – sostituzione di persona e false dichiarazioni – contestazioni che, secondo la difesa, sostenuta dall'avvocato aostano Corrado Bellora, non sarebbero state commesse nella qualità di pubblico ufficiale. Bellora ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione, convinto di poter ottenere l’assoluzione anche per questi ultimi capi. E' possibile che anche la procura, un volta lette le motivazioni di Appello, ricorra ai Supremi giudici romani per veder confermata la sentenza di primo grado.
La vicenda giudiziaria era nata da un esposto presentato nell’ambito di una procedura di gara pubblica dopo che, secondo l’accusa della Procura torinese, l’ingegnere avrebbe utilizzato un’identità diversa dalla propria nel corso di contatti con l’amministrazione.




